A Milano la sinistra si distingue sempre. Il taser, la pistola elettrica, ai vigili potrà essere data solo se, tra le altre cose, seguiranno un corso per trattare nel giusto modo transgender e appartenenti alla comunità Lgbt. Va così nella capitale morale e del politicamente corretto. Altrove l'hanno fatta più facile, anche perchè in tema di sicurezza prima si fa e meglio è. Sono 500 i comandi in Italia che hanno dato il taser in dotazione alla polizia locale. Tra questi Venezia, Genova, Torino, Trieste e Bologna, amministrazioni per altro di diverso colore politico. Ma Milano è Milano e tanto per essere più realista del re, più arcobaleno dell'arcobaleno dirà sì solo se i ghisa "frequenteranno un corso di formazione obbligatorio per gestire i rapporti con le minoranze razializzate e le persone Lgbtqia+". È bastato che la vicepresidente di Acet (Associazione Transgenere) sottolineasse di non sentirsi sicura con i vigili che girano con la pistola a impulsi elettrici sapendo che "manca evidentemente un'educazione alla diversità per chi dovrebbe esercitare un potere coercitivo" perchè la maggioranza corresse sulle barricate. E che l'assessore al Welfare si affrettasse a spiegare che tutti i dipendenti comunali che hanno a che fare con il pubblico seguono una formazione specifica come prevede il piano antidiscriminazioni approvato dal "politicamente correttissimo" consiglio in autunno. Ecco quindi servito l'emendamento imprescindibile perchè la delibera passi. Un lodo "salva faccia" per il sindaco (che si è detto più volte favorevole) che permetterà per altro di non spaccare la maggioranza perchè ci sarà anche chi potrebbe votare contro o non presentarsi in aula.
Ma il re è nudo: la sinistra che ha paura di dare un taser ai vigili si dimentica che sono già armati di pistola. E che prima ancora, pur di evitarlo, era arrivata a vagheggiare le bolas (sì, lo strumento di caccia dei nativi sudamericani) per immobilizzare i malviventi. Non tutti s'intende.