Settecentomila tessere in meno, la Fiom crolla alla Fiat. Romano (Pd): pagano i loro errori

RomaSettecentomila tessere in meno, fuga di giovani e precari, sempre più netta prevalenza dei pensionati rispetto ai lavoratori attivi: il quadro che emerge da un rapporto interno della Cgil, rivelato ieri da Repubblica , descrive una crisi profonda del principale sindacato italiano.

La Cgil naturalmente si difende, spiega che si tratta di dati parziali e che entro fine anno, a chiusura tesseramento, le cifre cambieranno, ma ammette comunque un calo progressivo di rappresentanza: 110mila iscritti in meno su giugno 2014, 220mila su giugno 2013. «Colpa della crisi», dice il dirigente Fiom prestato alla politica Giorgio Airaudo, oggi deputato di Sel. Ma anche lui deve riconoscere il «campanello d'allarme» che risuona per il sindacato. E che si fa ancor più acuto proprio per la movimentista Fiom diretta dal telegenico Landini: nonostante la presenza fissa nei talk show, c'è il 12,5 % in meno di iscritti, che in Fiat sono passati da 12mila a 2mila.

Non è un caso se l'autocritica più decisa viene da Carla Cantone, potente leader dei pensionati e assai contraria alla linea ferocemente anti-governativa della Camusso, tanto da essere sospettata di filo-renzismo: «In generale - dice - si assiste ad una perdita della capacità di attrattività del sindacato», e promette che alla Conferenza organizzativa di settembre «se ne parlerà». Susanna è avvisata.

Nel Pd tace la minoranza che, in asse con la Cgil, ha fatto le barricate contro ogni riforma renziana invisa al sindacato, dal Jobs act alla scuola. Parla invece Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro ed ex Fiom: «Il calo sarà più contenuto a fine anno, qualcosa si recupererà, ma c'è comunque un segnale d'allarme. C'è una crisi di rappresentanza del sindacato, una struttura vecchia incapace di includere i giovani, sentiti come un mondo a parte». Del resto, dice, «la Cgil ha un istinto conservatore, tutela lo status quo: non è necessariamente un dato negativo, ma bisogna anche saper aprirsi al cambiamento».

La Cgil paga i suoi errori, secondo il renziano Andrea Romano: «Ha voluto assumere una funzione sempre più politica, esasperandola da quando è al governo Renzi. Ma così facendo ha abdicato al proprio compito, perdendo contatto col mondo reale del lavoro. Si sono assurdamente schierati contro ogni riforma di questo esecutivo, a cominciare dal Jobs Act. Che invece, in quel mondo reale dimenticato dal sindacato, sta dando i suoi frutti: sono proprio i lavoratori che ora lo fanno capire alla Cgil, allontanandosene». Intanto su Twitter il povero Stefano Fassina, fuoriuscito dal Pd in cerca di sinistra e molto vicino alla Cgil, diventa bersaglio di sfottò per una sua valutazione non proprio azzeccata - visto il trend - di qualche giorno fa: «Almeno i sindacati le tessere le hanno, mentre mi pare che il Pd neanche a tessere, oltre che a idee, sia particolarmente in salute».

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