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"Siamo tutti preoccupati, vediamo che altro esce...". La redazione in subbuglio tra silenzi e proteste: "Una campagna di fango"

Gli inviati di "Report" e l'incertezza sul futuro del programma. "È un brand importante, non si chiude facilmente"

"Siamo tutti preoccupati, vediamo che altro esce...". La redazione in subbuglio tra silenzi e proteste: "Una campagna di fango"

"Vade retro Satana". Michele Santoro usa il latino per mandarmi a quel paese quando gli chiedo di dirmi qualcosa sul caso Lavitola-Ranucci.

In realtà la formula originale fu pronunciata in lingua aramaica da Gesù in persona, rivolta a San Pietro che aveva contraddetto il suo pensiero. Non c'è da stupirsi: Santoro è uno che ha sempre avuto una discreta considerazione di se stesso. Perché mi ero rivolta proprio a lui? Perché è lui il fondatore di quel tipo. E allora, visto che non parla, proviamo a far dire qualcosa agli autori di Report. Impresa ardua. Chiamo uno dei più anziani e prestigiosi autori della trasmissione: Giorgio Mottola. Nessuna risposta. Allora provo con un altro degli storici: Paolo Mondani. Silenzio anche da questa voce. Certo, fa specie che proprio coloro che hanno sempre denunciato la mancata risposta alle loro domande, ora applichino lo stesso metodo con noi, uscendo però con un comunicato stampa lamentando "la campagna di fango e sciacallaggio". Al terzo tentativo, però, va un po' meglio. Bernardo Iovene è uno che di inchieste per Report ne ha fatte tante e ha vinto anche alcuni premi giornalistici, tra i quali il premio "Ilaria Alpi".

"Pronto, sono Hoara Borselli, del Giornale". Attimo di silenzio. Temo il terzo fiasco. Invece era solo una esitazione: "Dimmi". Non perdo un attimo: "Mi piacerebbe sapere se mi puoi raccontare qualcosa su questa vicenda di Report e di Ranucci". "Come puoi immaginare - mi risponde - se ne stanno dicendo di ogni, quindi è meglio tacere. Tra l'altro io vivo fuori Roma, quindi". "Vabbé - osservo - vivere fuori Roma non impedisce di seguire bene la vicenda". "Mi dispiace, ma io in questo momento non dico nulla, ma proprio nulla di nulla, perché qualunque cosa diciamo viene strumentalizzata. Questa è la mia linea. Poi non so, se chiami qualcun altro magari parla". Non demordo. Chiedo ancora: "Ma è vero che c'è fermento tra voi autori?". "No. Nessun fermento. Tutti preoccupati ma stiamo aspettando". "Però siete preoccupati?". "Preoccupati per tutto quello che leggiamo. Poi non posso dire altro. Per me non è il momento. Vediamo che cosa esce e poi vediamo cosa fare, cosa dire". "Scusami, ma ti chiedo solo questa cosa: anche voi siete rimasti stupiti da queste rivelazioni?". "Non saprei cosa dirti: so quello che sanno gli altri. Scusa, è tutto". Click.

Provo con un altro autore di punta. Giulio Valesini, diventato celebre per la sua inchiesta sul Covid, ed è in Rai da un quarto di secolo. Il tono non cambia: "No, guarda, ti ringrazio ma preferisco, non è scortesia nei tuoi confronti, ma preferisco non dire nulla". Ma io provo a insistere: "Ti chiedo solo come la state vivendo voi. Mi dicono che c'è molto fermento". "Beh, sereni non possiamo essere - mi risponde - ci hanno sospeso le repliche. Però noi prendiamo per vere le parole del direttore Corsini che ha detto che a novembre il programma ripartirà e che non è in discussione nulla sia rispetto a Report sia rispetto alla conduzione". Chiedo: "Ranucci?". "Ricordiamo sempre che Ranucci è parte lesa in questa vicenda. Da questo punto di vista siamo molto tranquilli. Report è un brand della Rai importante. Non si chiude facilmente". Voi autori siete uniti nell'angoscia? "No, non siamo angosciati, ti dico la verità. Uniti e determinati". Chiedo: "Siete uniti a difesa di Ranucci?".

"Ma per forza - mi risponde - noi abbiamo sempre lavorato alle inchieste in piena autonomia". Si parla molto del metodo Report. Qual è? "Fare le inchieste nel modo più indipendente possibile. Ho fatto le inchieste sul Covid con Conte e Speranza al governo". "Ti faccio un'ultima domanda: ma non c'è un contrasto tra la linea del programma che vuol fare sempre luce su tutto e questa vicenda di Lavitola e Ranucci?", gli dico. "Tu lo sai che per noi giornalisti le fonti spesso non sono le migliori dal punto di vista della cristallinità. L'importante è verificare che le cose che la fonte dice siano vere". "Secondo te ha fatto più scalpore del previsto questa amicizia?". "Non saprei che dirti da questo punto di vista. Non mi piace commentare queste cose. Noi sappiamo che Lavitola è una nostra fonte, cioè è una fonte di Sigfrido, noi rispettiamo questa cosa. L'importante è che le inchieste siano libere. Siamo unitissimi. Determinati e consapevoli che non è che Report lo cancelli dall'oggi al domani". Tra le voci a difesa di Report c'è anche Giulia Innocenzi, volto noto della Tv che fu lanciata quasi vent'anni fa, quando era ragazzina, proprio da Michele Santoro. Ha messo in rete un video con l'hashtag "giulemanidareport". Invita tutti i telespettatori a una singolare azione di protesta. Andare su Rai Play, aprire una vecchia inchiesta di Report, fotografarsi davanti alla Tv mentre scorrono le immagini e poi mandare la foto o il video in rete.

Giulia indica anche quale inchiesta aprire. Quella sul Ponte Morandi, che sarebbe dovuta andare in onda ieri sera alle 21 e 30. Una volta la sinistra scendeva in piazza per protestare. Ora si fa un selfie. I tempi cambiano.

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