Sicurezza, l'intesa dura 24 ore. E la Consulta aiuta l'esecutivo

Giallorossi in lite sul decreto: tutto rinviato a settembre La Corte: non escludere dall'anagrafe i richiedenti asilo

Da mesi oramai il governo ripete come un mantra la volontà di rivedere i decreti Sicurezza, addirittura oltre i rilievi del presidente Mattarella. Eppure l'intesa per definire il proposito, a quanto si evince dalle indiscrezioni uscite da Palazzo Chigi dura soltanto una notte mentre, già nella mattinata riemergono stentorei, vecchi problemi di sintonia. Mentre il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese si è già ampiamente sbilanciata sugli aiuti da inviare alla Tunisia per affrontare l'emergenza sbarchi, Di Maio blocca ben 6,5 milioni da veicolare tramite l'Aics (l'Agenzia per la cooperazione allo sviluppo) alla Tunisia e incalza la sua maggioranza sull'operazione di mettere fuori uso i barconi, barchini e gommoni, dirottando l'attenzione sulla necessità di stipulare un accordo con le autorità affinché sequestrino in loco le imbarcazioni per le traversate. A rincarare la dose anche il capo politico pentastellato Vito Crimi che spalleggia Di Maio sostenendo che «chi non ha diritto di rimanere in Italia deve tornare nel proprio Paese. Con la Tunisia ci sono degli accordi per il rimpatrio e dobbiamo lavorare su quelli».

A mantenere la coesione tra Pd e Cinquestelle arrivano, provvidenziali, le motivazioni della Consulta sull'illegittimità dell'esclusione all'anagrafe dei richiedenti asilo: un provvedimento irrazionale e discriminatorio, scrivono i magistrati, perché «invece di aumentare il livello di sicurezza pubblica, finisce con il limitare le capacità di controllo e monitoraggio dell'autorità su persone che soggiornano regolarmente nel territorio, anche per lungo tempo, in attesa della decisione sulla richiesta di asilo» altrettanto rende «problematica la stessa individuazione degli stranieri esclusi dalla registrazione». Esplicita la concessione, ai richiedenti asilo, di ottenere la carta di identità, che sarà valida 3 anni. Al contempo agli immigrati verrà concessa la cittadinanza italiana non dopo 3 anni di matrimonio, non più 4, e basterà il silenzio assenso.

Due novità importanti rispetto al passato: potranno essere convertiti in permessi di lavoro il permesso di soggiorno per protezione speciale, per calamità e assistenza ai minori. Le maglie si allargano anche per la mera accoglienza di quanti dichiarano di provenire da Paesi che violano i diritti umani o di essere perseguitati per motivi civili e sociali. A chi è trattenuto nei Cie, in attesa d'espulsione, sarà concessa la presentazione di «istanze o reclami, al garante nazionale e ai garanti locali dei diritti dei detenuti». Quanto al mero sistema d'accoglienza l'accordo delle componenti di governo è stato sostanziale per rafforzare, almeno in bozza, gli ex Sprar affinché non solo ritornino al ruolo originario di Servizi per i richiedenti asilo e protezione internazionale, ma si arricchiscano di due livelli di accoglienza: servizi di primo livello, cui accedono i richiedenti, e servizi di secondo livello, finalizzati all'integrazione, cui accedono le ulteriori categorie di beneficiari. E si dovrà prevedere oltre «alle prestazioni di accoglienza materiale, l'assistenza sanitaria, sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, la somministrazione di corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio. Incluso orientamento al lavoro e formazione professionale». Con tanto di nuovi ulteriori «percorsi di integrazione». Insomma una sequela di fattori di attrazione che incrementeranno ulteriori ondate di arrivi. Non ultima la cancellazione delle multe per le Ong che entrano in acque territoriali italiane.

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