Antonio Padellaro: fondatore, primo direttore e ora presidente della società editoriale del «Fatto Quotidiano», ex direttore dell’Unità, uomo certificatamente di sinistra.
Direttore, ieri di nuovo un assalto violento della sinistra no- tav alla polizia. Come commenti?
«Vorrei sapere chi li paga»
Chi li paga?
«Si, non agiscono gratis. Smuovere duecento persone e metterle in prima fila nella guerriglia ha un costo. I gravi incidenti di ieri in Val di Susa lo dimostrano. È evidente che erano programmati da tempo per le modalità in cui si sono svolti. Alla favola dello scoppio improvviso degli incidenti non ci crede più nessuno perché questi agiscono come una forza militare».
Parliamo anche di Bologna. Non credi che sia stato quantomeno imprudente il sindaco Lepore a convocare una manifestazione di protesta poche ore dopo la morte di Fakir?
«Bologna è una città particolare, con una forte tradizione politica di sinistra. Credo che il sindaco abbia sentito che c’era una pressione che stava crescendo nella città. La piazza convocata da lui è stata civile. Il problema è che puntuale è arrivata la guerriglia dell’ave maria».
I fatti però dicono che quasi tutte le manifestazioni organizzate dalla sinistra subiscono queste infiltrazioni e sfociano in violenza. Bisognerà darsi qualche risposta.
«Devono darsela in molti la risposta. Intanto chi organizza le manifestazioni. Una volta c’erano i servizi d’ordine. Questi che si infiltrano sono molto organizzati. Sono tecnicamente preparati. Non sono quattro cretini. Si muovono militarmente, sanno precisamente cosa fare».
Chi organizza le manifestazioni però è la sinistra
«Sì, e dovrebbe dire una volta per sempre: quelli sono i nostri peggiori nemici. Invece non lo fa. Però le colpe sono anche del Viminale. Possibile che non ci sia un’intelligence in grado di dirci chi sono i violenti, da dove vengono, chi li copre? A pensar male, come diceva Andreotti»
Ma la sinistra si è mai dissociata seriamente dai violenti?
«No, non c’è questa dissociazione netta».
Come mai?
«Ci sono dei complessi antichi. Hai mai sentito dire i compagni che sbagliano»?
Tutta colpa di questo complesso che viene dagli anni Settanta?
«No, poi c’è un piccolo calcoletto demenziale: qualcuno pensa che quel mondo dei centri sociali potrebbe votare per la sinistra».
E non è così?
«Ma figurati! Quelli manco con la molotov vanno a votare».
Il professor Ricolfi dice che c’è un distacco tra le idee dei gruppi dirigenti del centrosinistra e le idee degli elettori del centrosinistra.
«Vedo uno scollamento rispetto al tema. Allora: sicurezza a rischio, immigrazione incontrollata, criminalità cronica Possibile che siano temi che fanno parte solo dell’agenda della destra? »
La Schlein sostiene che mancano i poliziotti.
«Non basta dire questo. E poi per assumere altri poliziotti bisogna trovare i soldi. La sinistra dovrebbe dirci esattamente cosa intende fare. Non serve gridare: La destra sbaglia tutto. Ok, e allora? Quando governerai tu che provvedimenti prenderai? Riuscirai a capire che il senso di insicurezza nella gente è molto diffuso e che non si può non indicare una soluzione?»
Avs è in difficoltà per la storia di Ilaria Salis che ha licenziato i collaboratori.
«Sono sfortunati. Prima Soumahoro, adesso la Salis. Fratoianni e Bonelli sono due ottime persone, ma hanno questa capacità di cavalcare l’onda senza rendersi conto di chi si mettono in casa. Poi si trovano nei guai».
Ranucci dice: mi hanno abbandonato tutti. Anche voi del «Fatto» vi siete dissociati?
«Dissociati no. La nostra posizione è fattuale. Qual è l’unico elemento certo? La bomba contro Ranucci. Certo - e capisco l’imbarazzo Ranucci - questa serie di amicizie, prima Lavitola ora la signora Boccia, beh non aiutano la sua immagine. Gli amici a Ranucci però non li abbiamo scelti noi».
