Le sofferenze delle banche? Colpa delle tasse sulla casa

L'Italia è l'unico Paese in cui la crisi finanziaria è innescata dalle imposte sugli immobili La pressione fiscale dal 2011 è triplicata e la stangata pesa sui crediti non rimborsabili

Le sofferenze delle banche? Colpa delle tasse sulla casa

L'Italia potrebbe passare alla storia come l'unico Paese in cui la crisi finanziaria è stata innescata dalle tasse. Non una bolla immobiliare, come è successo negli Usa o in Irlanda, né crediti concessi con troppa generosità. Nelle case degli istituti italiani non c'erano tanti titoli tossici, ma nemmeno un'eccessiva esposizione verso Paesi emergenti, come in Germania. A mettere a rischio le nostre banche sono 200 miliardi di sofferenze, per i tre quarti da ascrivere alle aziende, un quarto alle famiglie. Non pagano le imprese investite dalla crisi, tra le quali spiccano quelle edili e le immobiliari. Settore che in Italia è stato colpito da una calamità: la patrimoniale varata dai governi di Mario Monti ed Enrico Letta.L'ultimo bollettino di Bankitalia fa il punto sulle sofferenze delle banche per settore. Oltre il 30% riguardano aziende legate al mattone, ha recentemente evidenziato Unimpresa. Sui 201 miliardi, ben 64 sono prestiti che imprese di costruzioni (43,7 miliardi pari al 21%) o immobiliari (20,3 miliardi, il 10%) non riescono a restituire. Pesa sicuramente la crisi generale. Anche il commercio è in sofferenza con ben 27,1 miliardi di euro. Ma il dato dell'immobiliare e delle costruzioni è tutt'altro che fisiologico. I due settori insieme rappresentano più del 40% delle sofferenze delle aziende (quindi escludendo le famiglie). Il totale dei prestiti richiesti dalle aziende degli stessi settori si ferma al 30%.Segno che qualcosa è andato storto. Gli italiani lo hanno vissuto sulla loro pelle e le associazioni di categoria lo hanno denunciato a più riprese. La pressione fiscale sulla casa dal 2011 è triplicata. Da 9,2 miliardi della vecchia Ici, ai 25 di Imu e Tasi del 2014. Una patrimoniale mascherata, varata dai governi di Mario Monti ed Enrico Letta. È noto che l'intento dichiarato, quello di «colpire la rendita» per favorire le attività produttive, è stato mancato clamorosamente. Ed è anche noto che il settore ha attraversato una crisi senza precedenti. Dal 2011 a oggi, migliaia di fallimenti senza soluzione di continuità. Solo nel 2015 si è registrato un «miglioramento», nel senso che non è aumentato, come nei cinque anni precedenti il numero di imprese che hanno portato i libri in tribunale. Appena 14.416 fallimenti. In crisi anche l'immobiliare, che va dall'intermediazione ai servizi finanziari. Le compravendite dal 2011 a oggi sono scese sotto il livello raggiunto negli anni Ottanta. Impossibile che una situazione del genere non avesse conseguenze. È crollata la fiducia degli italiani, che hanno visto svanire quella che fino ad allora era una certezza: il valore delle prima casa e la redditività delle altre. Gli effetti sul credito si vedono ora che i riflettori sono puntati sui crediti in sofferenza: 64 miliardi di non performing loans fatti, non tanto da mutui incagliati, ma da prestiti che le aziende non riescono più a pagare. La stangata fiscale sul mattone degli ultimi anni, invece di risolvere i problemi delle finanze pubbliche italiane, ha contribuito a mettere in crisi il sistema del credito italiano e ha contribuito in misura rilevante all'aumento delle sofferenze, passate dai 181,1 miliardi di novembre 2014 ai 201,1 miliardi del novembre 2015 (+10,98%). Quasi 20 miliardi in un solo anno. Con quali effetti è ancora da vedere.

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