Ha imbracciato il fucile e ha ucciso la moglie e il figlio. Poi è salito sul tetto della casa a Vado, una frazione di Camaiore, comune della Versilia, in provincia di Lucca, e ha aspettato l'arrivo dei carabinieri. Piero Moriconi, 63 anni, muratore, non ha opposto resistenza. "Mi sono liberato di loro", avrebbe detto ai parenti e ai vicini accorsi dopo il duplice omicidio, prima che venisse portato in caserma. Le vittime sono Kathy Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, di 24, appassionato di musica.
Il ragazzo era stato a pranzo dai parenti, poi poco prima delle 14,30, ed era rientrato in casa dove c'erano entrambi i genitori. Non è ancora chiaro cosa abbia fatto scattare la furia omicida del padre, forse il fatto che non accettasse l'omosessualità del figlio. Tanto che in un vecchio video pubblicato sui social dal ragazzo dopo il suo coming out, racconta che il genitore avrebbe commentato "meglio morto che gay". Mentre la madre era schierata dalla parte del figlio. Gli spari si sono sentiti subito dopo il rientro di Mirko. L'uomo ha preso un fucile da caccia regolarmente detenuto e ha fatto fuoco diverse volte contro la donna e il ragazzo. A dare l'allarme è stato un nipote che, dopo aver sentito gli spari, si è avvicinato all'abitazione, ha capito che era accaduto qualcosa di grave e ha chiesto aiuto. Già alle 14,32 è partita la chiamata alla centrale operativa del 118 ("Venite, stanno sparando") in cui veniva segnalata la presenza di un uomo sul tetto. È scattato subito il protocollo di emergenza. Sul posto sono arrivati diversi mezzi: l'automedica, un'ambulanza, una squadra della Croce Rossa, l'elisoccorso. Solo dopo che le forze dell'ordine messo in sicurezza l'abitazione il personale sanitario ha potuto avvicinarsi, ma per la donna e il giovane non c'era purtroppo più nulla da fare, il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatarne la morte. Dopo il delitto il 63enne non si è allontanato, ha riposto il fucile e ha aspettato l'arrivo dei carabinieri rannicchiato sul tetto. Quando sono arrivati si è fatto arrestare. È accusato di duplice omicidio volontario.
Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire il contesto familiare e personale in cui è maturata la tragedia. Secondo le prime testimonianze, da qualche tempo l'uomo era esasperato dai comportamenti dei familiari e si sarebbe lamentato con alcuni conoscenti, che raccontano di averlo visto turbato. I vicini di casa hanno parlato di frequenti litigi familiari e dissidi, nulla però che lasciasse presagire un epilogo così grave. Ai cronisti accorsi sul posto un testimone, che si è qualificato come un parente, ha spiegato che l'omicida era un bonaccione: "In casa urlavano, gli davano noia, lo volevano anche picchiare e lui non ne poteva più". Il figlio avrebbe avuto problemi di dipendenza: "Si era messo a bere, lo portavano in ospedale, lo curavano".
Tutto questo, secondo il familiare, avrebbe mandato Moriconi "fuori di testa". "Quando veniva a casa mia - racconta l'uomo - si vedeva che c'era qualcosa che non andava. Mi diceva mia moglie: Speriamo che Piero non combini qualcosa". Purtroppo i timori della donna erano fondati.