Cina, governo e Oms hanno mentito sulla pandemia, forse perché siamo stati il primo Paese G7 a firmare il memorandum con Pechino nel 2019, un'alleanza che ci avrebbe consegnato a Pechino e alla Russia, che oggi Giuseppe Conte difende. Il primo caso di Covid-19 confermato è del 17 novembre 2019 (un abitante di Hubei di 55 anni) cinque settimane prima della notifica Oms alla comunità internazionale. Lo ha scritto solo nel marzo 2020 il South China Morning Post. Ma la data chiave è l'8 dicembre, secondo documenti esclusivi della commissione Covid consultati dal Giornale.
Nell'estate del 2020 l'ex ministro della Salute Roberto Speranza - di cui il presidente Marco Lisei auspica l'audizione - scrive il libro Perché guariremo, salvo ritirarlo rovinosamente pochi giorni prima dell'uscita nell'autunno del 2020. Poteva dedicarsi alla seconda e letale ondata, evitabile anche grazie ai monoclonali Eli Lilly regalati dagli Usa ma ricomprati mesi dopo a peso d'oro. Speranza ingenuamente già festeggiava, raccontando un episodio alquanto sospetto: "Era tutto il mese (di dicembre, ndr) che si rincorrevano le voci su nuovi focolai virali a Wuhan e che consultavo le notizie con più attenzione del solito, vagliando quelle provenienti da Oriente". Ma quali notizie? "Il 7 novembre avevo ospitato a Roma il ministro della Salute cinese Ma Xiaowei (...) non mi era sembrato che nutrisse particolari preoccupazioni sul suo Paese". È lui la sua fonte?
Sappiamo che il report Oms di Venezia curato da Francesco Zambon fu ritirato su pressioni dell'ufficio di Pechino perché aveva scritto di rumors su casi Sars in Cina prima del 30 dicembre 2019 ed aveva anticipato la data del primo contagio da uomo a uomo del virus di almeno una settimana, contrariamente alla timeline ufficiale. Il ricercatore Stefano Merler (Fondazione Kessler), a cui il Cts aveva appaltato gli scenari del piano segreto anti Covid, ai pm per ben tre volte ha detto di aver cominciato "prima di Natale 2019" a "studiare la diffusione del Covid-19 in Cina". L'ex Cts Massimo Antonelli lo ammetterà in commissione al senatore Fdi Antonella Zedda: "Una fetta della comunità scientifica italiana era consapevole dei focolai prima dell'alert Oms". Lo ha involontariamente confermato l'ex direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito dopo la desecretazione dei verbali della task force pubblicati dopo il ricorso al Tar di Galeazzo Bignami, capogruppo Fdi alla Camera che sarà sentito domani in audizione. Le slides cinesi che l'ex collaboratore dell'Oms aveva promesso a Lisei di depositare non sono mai arrivate. A fargliele avere fu uno dei due cinesi ricoverati allo Spallanzani il 30 gennaio 2020. Al loro interno ci sarebbe un elenco ufficiale del governo cinese sulla diffusione del Covid per età, patologie, genere, decessi e comorbilità, a partire proprio dall'8 dicembre 2019.
Da un verbale esclusivo del Nervtag britannico (l'omologo Oltremanica del nostro Cts) datato 13 gennaio 2020 è la stessa Oms ad anticipare all'8 dicembre l'inizio ufficiale dei contagi, parlando di "41 casi confermati" fino al 2 gennaio. Secondo il Nndrs cinese (il loro sistema di segnalazione delle malattie infettive) i casi di Covid accertati a dicembre sono 174. A ottobre e novembre i casi di malattie respiratorie segnalati sono più di 72mila. Di questi 92 erano sovrapponibili al Covid. Circostanza che un documento postumo Cina-Oms del 10 febbraio 2021 nega ma senza prove. A pensar male si fa peccato, ma il 17 dicembre 2019 Beppe Grillo arrivò dagli eletti M5s con la mascherina. Due mesi dopo ci siamo privati di 18 tonnellate di Dpi regalati alla Cina per prendere 800 milioni di mascherine farlocche pagate 1,251 miliardi ("Un buco nero in cui più si scava, più emergono elementi inquietanti", ricorda Bignami) mentre il virus decimava la Bergamasca. Per l'ex vicecapo di gabinetto di Speranza Tiziana Coccoluto "c'era un obbligo di collaborazione con la Cina".
A pensare peggio sappiamo che a occuparsi di queste mascherine era stato Report, che nel 2021 ne aveva certificato con Maria Rosa Aquino la sproporzione sui costi.
Un filone abbandonato dopo le rassicurazioni del loro sponsor in Rai Conte ("Ho messo gli 007 a vigilare") per seguire la pista che portava all'ex Dg della Prevenzione Ranieri Guerra, individuato a torto come il solo responsabile del contagio. Ma questa è un'altra, terribile storia.