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Magistratura

Incarichi “obbligati” alle toghe rosse. Rivolta anti-Anm di 250 magistrati

Il nuovo direttore stavolta non è di sinistra e il sindacato ricorre al Tar. Molti con lui: “Il pluralismo spaventa”

Non parlano giornali e procure

Oltre duecentocinquanta magistrati di tutta Italia e di tutti i livelli, tra di loro ci sono pm di piccole procure come anche tre presidenti di Corti d’appello. Tutti compatti, nella raccolta di firme partita in questi giorni, nel difendere un principio apparentemente ovvio: nessuna carica può essere riservata solo alle toghe di sinistra. E tutti indignati contro i vertici dell’Associazione nazionale magistrati che di questo monopolio si sono fatti tutori. Senza consultare nessuno, e usando i soldi degli iscritti.

Al centro di tutto un incarico poco visibile e di grande potere, la direzione della Scuola superiore della magistratura: le «Frattocchie» dei giudici (paragonandola alla storica scuola quadri del Pci), da sempre monopolio delle correnti di sinistra, per dieci anni diretta dall’ex giudice costituzionale Silvana Sciarra, che le «toghe rosse» volevano mantenere al suo posto. Ora invece nella grande villa di Scandicci è arrivato un direttore che di sinistra non è, Mauro Paladini. Ex magistrato, ordinario di Diritto privato a Milano, 150 pubblicazioni alle spalle: ma non di sinistra. Le correnti di Area e di Magistratura democratica sono insorte, sono piovute richieste di ogni tipo, poi i ricorsi al Tar. Incredibilmente, la giunta esecutiva centrale dell’Anm ha deciso di finanziare con le casse dell’associazione il ricorso al Tar di un gruppetto di toghe di sinistra. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Nell’elenco dei firmatari ci sono sia molti dei coraggiosi che al referendum di marzo si sono espressi a favore del sì alla riforma, sia tanti che votarono contro. Ma che di fronte a quella che ritengono una esibizione di potere correntizia sono venuto allo scoperto. «Con stupore e preoccupazione registriamo un ingiustificato accanimento e un clima di sostanziale delegittimazione nei confronti del presidente Mauro Paladini», si legge nel documento.

L’arrivo di Paladini a Scandicci è un «legittimo, democratico e fisiologico avvicendamento ai vertici della Scuola» cui si è reagito con una «irritazione - inverosimilmente e ingiustificatamente - incandescente». E «inappropriata e inopportuna» è la scelta della Giunta dell’Anm di finanziare i ricorsi al Tar, notificati anche direttamente contro Paladini. «Tale scelta sarebbe dovuta passare per un’effettiva e ampia condivisione da parte della base». Siamo davanti a un «attacco senza precedenti alla Scuola della Magistratura, alla libertà di insegnamento ed ai più elementari principi democratici», concludono, esprimendo «solidarietà e massimo sostegno al presidente Mauro Paladini e all’intera Scuola».

È uno scontro frontale non solo tra base e vertici della magistratura ma anche all’interno della corrente più moderata delle toghe: perché il presidente dell’Anm che ha firmato il finanziamento ai ricorsi, Giuseppe Tango, è un esponente di Mi, anche se eletto con i voti della sinistra. In calce alla mozione contro di lui ci sono decine e decine di firme di esponenti storici della corrente. Che di vederlo schierato a difesa del monopolio rosso delle cariche proprio non se lo aspettavano.

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