Guerra in Ucraina

Spiraglio Zelensky "Segnali dai russi". Kuleba chiude "Richieste ancora inaccettabili"

La speranza del presidente frenata dal suo ministro. E invoca la "No fly zone". Collegamento con Firenze: "È una guerra contro i valori che ci uniscono"

Spiraglio Zelensky "Segnali dai russi". Kuleba chiude "Richieste ancora inaccettabili"

Da una Kiev accerchiata dall'assedio di Putin, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky fa trapelare un barlume di speranza. Parla di un «approccio fondamentalmente diverso» da parte del Cremlino, che sarebbe emerso negli ultimi negoziati.

Dice che ora «si è cominciato a parlare», e si definisce «contento di avere un segnale dalla Russia», riferendosi ai «progressi» nel confronto evocati dal dittatore russo. Nuovi colloqui in videoconferenza tra gli invasori e l'Ucraina che resiste sono confermati anche dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Ma per ora, sottolinea a sera il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, «la Russia continua a presentare richieste per noi inaccettabili» di resa totale all'invasore.

Poco prima di tenere un nuovo briefing con i giornalisti nella capitale sotto assedio, Zelensky si era collegato in diretta video con la manifestazione a sostegno dell'Ucraina invasa dalle armate russe, convocata da Eurocities con l'adesione di sindaci italiani e europei, partiti politici, associazioni. Uniti - stavolta - non dal cerchiobottismo «pacifista» del corteo landiniano della settimana scorsa, ma da una netta scelta di campo a fianco dell'aggredito e contro l'aggressore.

Il viso tirato che rivela la tensione drammatica di questi lunghissimi giorni, Zelensky - salutato da lunghi applausi e bandiere ucraine sventolanti - si è affacciato dai maxi-schermi di Piazza Santa Croce per lanciare un appello, da europeo agli europei: «Questa - ha ricordato - non è solo una guerra contro gli ucraini. È una guerra contro i valori che ci uniscono, contro il nostro modo di vivere». Una guerra contro la società aperta delle democrazie occidentali, che costituisce per il satrapo di Mosca un rischio di contagio intollerabile, tanto più se vicino ai propri confini.

L'uomo simbolo della resistenza di Kyev lancia un monito forte: «Mi chiedete: come può l'Europa aiutare l'Ucraina? Ma la domanda dovrebbe essere: come può l'Europa aiutare se stessa?».

La guerra in Ucraina è giunta a «un punto di svolta strategico», ha affermato il presidente Zelensky, secondo il quale il suo esercito sta infliggendo ai russi «il più duro colpo in decenni»: 360 carri armati, 1.205 blindati e «quasi 60 aerei e più di 80 elicotteri» distrutti. Per Zelensky inoltre sono 1.300 i soldati ucraini uccisi in battaglia, mentre 500-600 soldati russi si sono arresi ieri.

Dal cuore della città su cui avanzano i carrarmati di Putin ricorda: «Oggi per noi potrebbe essere l'ultimo momento, come per quei 79 bimbi uccisi dall'intervento della Russia. Le forze armate russe stanno accerchiando le città ucraine, cercano di distruggerci». La denuncia dello sterminio ai danni del suo paese è terribile: «Mariupol è bombardata 24 ore su 24. Hanno distrutto una clinica ostetrica, un ospedale pediatrico: questo è odio per tutti i vivi. Bombardano le chiese, le piazze: la piazza di Kharkiv non è diversa dalle vostre».

Le sanzioni contro la Russia, afferma il presidente ucraino, «servono». Servono perché «ogni soldato russo capisca il prezzo di ogni sparo contro i civili», serve che «il mondo degli affari capisca che stanno distruggendo la vita e che non si può diventare sponsor di questa guerra cinica e crudele». Poi l'appello rinnovato alla chiusura degli spazi aerei per fermare i bombardamenti a tappeto: «Dite ai vostri politici di chiudere il cielo sopra l'Ucraina agli aerei e razzi russi, che hanno ucciso 13.000 ucraini in 17 giorni. Questo ci difenderà, noi come voi». Insieme, incita, «dobbiamo stare nella comunità europea, è importante per voi perché rafforzerà l'Europa, ci unirà e ci difenderà». L'Ucraina «vuole la pace» e l'Europa «ha bisogno di scegliere: scegliere l'Ucraina nel nome della pace, nel nome di tutti noi».

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