Stefano tra le fiamme ma era fuori servizio

Il pompiere non era nella squadra inviata Si è fermato per dare aiuto: lascia una figlia

«Signori ministri, signori della politica, non chiamatelo eroe solo per scaricarvi la coscienza. Chiamate Stefano per quello che era: un vigile del fuoco, nonostante tutto, nonostante tutti voi». Il ricordo più bello del pompiere morto ieri nell'inferno di fiamme sulla Salaria, a Rieti, arriva dai suoi colleghi.

Guardano quel corpo seviziato dal fuoco senza più lacrime negli occhi. E parlano di lui, di un amico, di un padre che a cinquant'anni se ne va, lasciando sole una figlia di 21 anni e la moglie. «Non ce l'ha fatta - raccontano i sindacalisti del coordinamento nazionale Vigili del Fuoco Usb -. Stefano è una vittima del dovere: passava di lì alla guida di un mezzo da revisionare, si è fermato e si è messo a disposizione. Prima gli altri, come sempre».

Già, perché ieri pomeriggio Colasanti, 20 anni di servizio, ora presso il distaccamento di Fara Sabina, era al volante di un mezzo del Comando. Lo portava a revisionare, ma ha notato i colleghi di Poggio Mirteto fermi davanti all'Ip e si è messo a disposizione. Era un generoso, credeva nel suo lavoro, non poteva tirare dritto se i «fratelli», quelli con cui operava sul campo, avevano bisogno di lui. E il destino più crudele ha voluto che a scoprire della sua morte è stato proprio suo fratello. È l'autista del questore di Rieti Antonio Mannoni e lo stava accompagnando per un sopralluogo sul posto. Quando al suo capo hanno comunicato il nome di una delle due vittime è rimasto senza fiato. Stefano Colasanti, però, non si sarebbe mai tirato indietro. Era abituato a fare gioco di squadra, sempre, ma anche nella vita. Da ex calciatore di Lisciano e Centro Italia e ora come allenatore della squadra femminile del Cittaducale di calcio a 5, che milita in serie D. Nell'ultimo weekend il suo team aveva battuto il Ladispoli 2-1 e lui era apparso felice, intervistato da RietiLife Tv.

Ma era in prima linea anche quando si trattava di partecipare ai tornei per solidarietà. Solidale sempre, anche con i colleghi, proprio per questo aveva intrapreso l'attività di sindacalista della Uil e si era speso perché il distaccamento di Poggio Mirteto avesse sempre maggiore dignità. Ieri, in occasione dei festeggiamenti di Santa Barbara presso la caserma di Rieti, Colasanti aveva preso parte alle esercitazioni, simulando il decesso per una deflagrazione di una cisterna Gpl. Ora i suoi colleghi piangendo parlano di un triste presagio. «Abbiamo perso un fratello dice Fabio Dattilo, Capo del Corpo dei Vvf - il nostro dolore è immenso».TPa

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