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"Sterilizzare Matteo". Il Pd prova a ricucire

Dal "mai con Renzi" al tentativo di riportarlo al governo. Ma senza farlo stravincere

"Sterilizzare Matteo". Il Pd prova a ricucire

La situazione (e le paure) che circolano nel Pd, dove nessuno in queste ore vuole esporsi apertamente sugli scenari futuri, le sintetizza così un deputato: «Matteo Renzi, va riconosciuto, ha vinto il primo round: ha costretto Conte a dimettersi e a trattare con lui per un governo ex novo. Se però ora volesse stravincere, rischia di perdere tutto».

La speranza, dunque, è che l'odiato uomo di Rignano, in cambio dell'offerta di tornare in maggioranza e al governo, dia via libera ad un Conte ter e non provi a «stravincere», sostituendo il capo del governo. Del resto il Conte ter, senza i suoi voti, non ha alcuna speranza di decollare: a ieri sera, nonostante i suoi frenetici sforzi, il premier stava sempre inchiodato ben sotto la soglia di sicurezza, in Senato. E i roboanti annunci contiani sul decollo del nuovo gruppo di «costruttori» a Palazzo Madama sorvolavano pudicamente sul fatto che quei senatori erano tutti già parte della maggioranza, e avevano votato anche l'ultima fiducia.

Nel Pd, dunque, è partito il contrordine compagni: dal «mai più con Renzi» (peraltro contestato, nei giorni scorsi, da una crescente fetta del partito) al «torna a casa Lassie»: «Nessuno può mettere veti a nessuno, e in politica mai dire mai», dice Debora Serracchiani. E il ministro della Difesa Guerini invita ad abbandonare i «risentimenti» e ricostruire una maggioranza «europeista», naturalmente «Italia viva inclusa».

La speranza - non dichiarata - nel Pd è che il famoso gruppo dei «costruttori», faticosamente costruito da Conte e Casalino via Tabacci e perfettamente inutile per risolvere la crisi sia utile, invece, a «sterilizzare» Renzi, come dicono a Palazzo Madama, togliendogli la golden share numerica e quindi il potere di interdizione. È questo cui allude ad esempio Goffredo Bettini, quando parla della necessità di «allargare in tempi brevi la maggioranza attorno al premier uscente».

Ma la linea ufficiale, «tutti per Conte, Conte per tutti», a sera già inizia a mostrare le sue crepe. A partire da lì dove la situazione è più incerta, ossia il Senato: certo, «per noi oggi l'ipotesi sul campo è reincaricare Conte», osserva il capogruppo dem Andrea Marcucci. «Ma non c'è un Conte a tutti i costi: ci deve guidare il buon senso». E in ogni caso, «la crisi ora è nelle buone mani del capo dello Stato», e non più in quelle di Conte e Casalino. Il tabù sta cadendo, e oggi nella riunione di direzione del Pd se ne avrà già qualche assaggio preliminare: «Conte è stato un buon punto di riferimento, ma ora si apre una nuova stagione e ci rimettiamo al capo dello Stato», dice Tommaso Nannicini. Intanto, a rendere l'aria più elettrica, c'è anche la lotta sorda che sta per aprirsi sul futuro governo, chiunque lo presieda: tanti sono i membri di governo in bilico che potrebbero lasciare il proprio posto ad altri. Dalle Infrastrutture alle Regioni, fino all'Economia: i ministeri dati (realisticamente o malignamente) in bilico non sono pochi. Senza contare i giochi ancor più grossi: quelli che sembrano scenari da vaudeville, come un Gigino Di Maio o - addirittura - un Roberto Fico premier al posto di Conte, aprirebbero ovviamente giochi ancora più elaborati. Così nel Pd c'è chi assicura che Renzi abbia già convinto il Talleyrand di Pomigliano di essere pronto per la guida del governo, lasciando ad altri (come lo stesso Renzi) la Farnesina. E c'è chi insinua che a mettere in giro la voce di un possibile incarico «istituzionale» a Fico (ipotesi che terrorizza gli interpreti simultanei di mezza Europa) sia Dario Franceschini, che a quel punto potrebbe arrivare in carrozza alla presidenza di Montecitorio. Chiacchiere, malignità, ridde di sospetti. Che stanno a testimoniare, però, che la strada verso il Conte ter è tutt'altro che in discesa.

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