Stop ai tassatori. Passa la linea del centrodestra con i tagli fiscali

Nel maxiemendamento del governo riduzioni di Irpef e Irap come chiesto dagli azzurri. Giacomoni: "Così abbiamo convinto gli alleati". La Lega: "Per tutti tra 100 e 1000 euro in meno"

Stop ai tassatori. Passa la linea del centrodestra con i tagli fiscali

«Soddisfatto». Un laconico Draghi lascia Bruxelles (e il Consiglio d'Europa) con il sorriso e un sintetico commento. A Roma, ad attenderlo, c'è una maggioranza altrettanto soddisfatta, almeno quella parte della grande coalizione che chiedeva al premier un cambio di passo sul fronte fiscale. L'emendamento omnibus da inserire nella legge di Bilancio, che verrà esaminata in Senato, rappresenta a questo riguardo un abile prodotto di mediazione. Con un punto essenziale che ne costituisce la cifra più connotante: questa manovra frena le ambizioni di chi non voleva tagli alle tasse.

Il taglio alle tasse, infatti, è il più consistente nella storia della nostra Repubblica. È vero che si tratta di una situazione di emergenza e che fin dal suo primo giorno a Palazzo Chigi, il premier aveva assicurato che questo è il tempo di dare i soldi agli italiani, non di prenderli. Però il maxiemendamento con consistenti tagli a Irpef (con gli scaglioni portati a quattro, e in futuro potrebbero scendere a tre) e Irap (per quasi 900mila partite Iva) rispecchia appieno le proposte avanzate dal centrodestra di governo.

Come chiedeva Forza Italia si tratta di una «manovra espansiva». E la vittoria maggiore per il partito di Silvio Berlusconi risiede nel fatto che su questa strada è riuscito a portarsi dietro anche quei partiti della grande maggioranza inizialmente più riottosi, come Pd e Cinquestelle. Gli oltre otto miliardi che sono serviti a ridisegnare l'Irpef e a depotenziare l'Irap mostrano quello che l'azzurro Sestino Giacomoni chiama «una vittoria culturale». «Abbiamo infatti convinto i nostri alleati di governo - spiega il parlamentare azzurro - che per far ripartire l'economia è necessario ridurre la pressione fiscale».

Lo stesso Salvini, in una pausa del processo che lo vede imputato a Palermo, accoglie con soddisfazione la notizia del maxiemendamento che va a recepire molte delle misure proposte in sede di confronto con i partiti della maggioranza. «Sono felice che stia arrivando in porto una manovra che taglia otto miliardi di euro di tasse ai lavoratori - commenta il leader leghista -. Tutti gli italiani pagheranno fra i 100 e i 1.000 euro di tasse in meno l'anno prossimo».

È soprattutto il taglio dell'Irap a mettere tutti d'accordo. Il taglio riguarda per il momento soltanto una fascia di piccole aziende, professionisti e artigiani. Ma con la delega fiscale in discussione a gennaio potrebbe arrivare un ulteriore allargamento della platea degli esentati. Ma in molti pensano alla sua abolizione. Come il presidente della Commissione finanze della Camera, il renziano Luigi Marattin. Che commenta: «È un'imposta complicata e non favorisce la crescita».

Soddisfazione anche nei rappresentanti di Leu che chiedevano più fondi per la scuola. E soprattutto per il personale Ata da incrementare per la lotta al Covid. In totale - spiega il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi - la mediazione con i partiti di maggioranza ha portato al recupero di 180 milioni di euro per la scuola.

Resta ora da compiere l'ultimo miglio, prima dell'arrivo nell'Aula di Palazzo Madama lunedì prossimo. Un ultimo miglio che si tradurrà con un nuovo emendamento sulle delocalizzazioni. L'accordo è stato già trovato.

Per arginare il fenomeno il governo prevede di raddoppiare la sanzione del contributo di licenziamento se l'azienda non presenta il piano per la delocalizzazione o se nel piano mancano gli elementi previsti, come la gestione degli eventuali esuberi. Giorgetti per il Mise e Orlando per il ministero del Lavoro si dicono soddisfatti. Ma i dem aspettano di vedere il testo mentre i sindacati bocciano questo «compromesso» che non tutela a sufficienza i lavoratori.

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