Su "Radio Padania" lo sfogo dei leghisti: no al reddito a 5 Stelle

L'emittente cerca di contenere l'ira dei militanti: «Gli stiamo succhiando i voti»

Su "Radio Padania" lo sfogo dei leghisti: no al reddito a 5 Stelle

Hanno cambiato ragione sociale: in passato davano voce al Nord infuriato e invece adesso confortano il leghista confuso, «perché credeteci, Matteo ce la sta mettendo tutta anche se il M5s ha il freno a mano tirato».

L'innaturale coabitazione di governo fra M5s e Lega ha costretto Radio Padania a scompaginare linea editoriale. Nata come emittente di partito nel 1990, in passato diretta proprio da Matteo Salvini, la radio ha spento da due anni le frequenze in fm ma è rimasta sul web. Ad animarla c'è un instancabile manipolo di giornalisti che ogni giorno prova a legittimare l'esperimento gialloverde. E infatti i parlamentari M5s sono definiti solo dei «compagni di viaggio» e quando l'ascoltatrice Lisetta fa notare che i negozi stanno chiudendo, il conduttore radiofonico, Alessandro Pansa, è costretto ad accorciare la telefonata perché «oggi, cara Lisetta, saremo monotematici». Ma è sul braccio di ferro con l'Europa e sulla volontà del governo di abbassare il deficit/Pil al 2,04, come chiede la commissione Ue, che Radio Padania deve superarsi. Il bravissimo Giulio Cainarca, conduttore di Sulla Notizia, ieri ha dovuto rispondere a Francesco di Altamura che chiedeva le ragioni del compromesso: «Caro Francesco, il governo ha fatto benissimo! Tanto è ancora una pagliacciata. Sono solo promesse. Basta far finta di accontentarli».

E però, l'imbarazzo di Radio Padania rimane e si manifesta in particolar modo quando vengono aperti i microfoni agli imprenditori infastiditi dal reddito di cittadinanza e dall'ecotassa. Nella storica trasmissione di Sammy Varin, Potere al popolo, la voce più amata degli ascoltatori leghisti ammette che tra Lega e M5s «c'è una distonia, ma state tranquilli perché il M5s sta ancora scendendo nei sondaggi e noi gli stiamo succhiando i voti». Per rinfrancare i tanti artigiani che non si sentono compresi da Luigi Di Maio, l'operazione di recupero di Radio Padania avviene tramite la telefonata al presidente di Confartigianato Lombardia che viene invitato allo sfogo libero: «L'idea del reddito di cittadinanza dice Eugenio Massetti - è inconcepibile. Noi la abborriamo». Tocca ancora all'incontenibile Varin promettere che la manovra sarà riscritta: «Lo sappiamo che queste misure non vi sono andate giù. Lo sappiamo che questi del M5s vogliono nazionalizzare anche i peli sotto le ascelle. Ma d'altra parte, e lo chiedo a voi, cosa facciamo: torniamo da Berlusconi?». Per far dimenticare il «matrimonio impensabile» con il M5s, i temi di Radio Padania sono adesso «l'omolatria» e «i capannoni di babbo Renzi». Lontanissimi i tempi in cui la radio veniva denunciata per istigazione alla violenza. Con la Lega protagonista di governo sono diminuiti gli insulti e perfino l'autonomia del Veneto «non viene mai meno ma dobbiamo fare i conti con la matematica». Ebbene, a tratti, non sembra più la radio della collera leghista ma la stazione del buonsenso. Un esempio? I consigli al M5s: «C'è grande attenzione di fronte ai rispettabili principi del Movimento, ma non credete, cari amici, che a volte portate avanti delle utopie?». Pure questo dobbiamo al M5s. Aver stravolto Radio Padania. Da radio dei Serenissimi a radio dei razionalisti.

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