Sulle nozze gay Renzi fa scena muta

Le unioni civili sono da sempre un cavallo di battaglia del governo. Meglio non parlarne alla platea di Cl

Sulle nozze gay Renzi fa scena muta

Rimini - Nemmeno un cenno. Tanti riferimenti alle comuni radici cattoliche con il popolo di Comunione e liberazione (anche se su fronti opposti visto che lui ha dichiarato di ispirarsi alla sinistra Dc del sindaco La Pira), ma temi cari ai cattolici nemmeno sfiorati. Non è stato una sorpresa il buco più evidente nel discorso del premier al Meeting di Cl. La prima uscita pubblica dopo giorni di silenzio e di polemiche, anche sulla sorte della legge Cirinnà, che regola le unioni civili.

Non si aspettavano niente di diverso i vertici di Cl. Emilia Guarnieri, presidente del Meeting e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione sussidiarietà avevano già dato un assist al premier evitando accuratamente di citare il tema nelle presentazioni che hanno fatto all'incontro più atteso dell'evento ciellino. Il tema è stato praticamente eliminato dal Meeting. Lo stesso Vittadini, subito dopo l'intervento nell'auditorium più capiente di Rimini, ha glissato: «Non mi sembra che sia questo all'ordine del giorno del Meeting». Un po' di attesa però c'era. Tra i più giovani all'uscita della sala – rigorosamente a distanza dai microfoni a conferma del senso di disciplina che li contraddistingue - si sprecano i «discorso vaghissimo», o «non ha detto niente» fino al più buono: «è stato un buon inizio. Vediamo poi».

Ma il silenzio del premier non è piaciuto nemmeno a chi sta sul fronte opposto. Le organizzazioni di difesa dei diritti Lgtb condannano apertamente il «silenzio assoluto» del premier sul tema. Silenzio ancora più pesante se si pensa che non molto tempo assicurò un iter veloce per la legge. Ma l'assenza di riferimenti non è casuale. La diplomazia del governo è al lavoro per fare passare la legge, in cambio di una stretta sulla questione dell'utero in affitto. Una polemica innescata da un suo intervento all'evento di Cl non avrebbe favorito un compromesso.

Sul tema delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso, fa fede la posizione espressa ieri dal ministro alle Infrastrutture Graziano Derio. Non è più il sottosegretario alla presidenza, ma è toccato a lui andare al Meeting per confermare la linea del governo: si va avanti, tenendo ferma la distinzione tra unioni civili e matrimonio.

Questa distinzione nel testo che ora si trova al Senato non c'è, secondo gli esponenti del Ncd che nei giorni scorsi hanno criticato il governo. A partire da Maurizio Lupi che, proprio dal Meeting, ha di fatto minacciato un voto contrario. Ma la senatrice prima firmataria del ddl conferma. Renzi ha glissato sul tema? «Dopo le parole di Graziano Delrio, cosa poteva dire di più? La data è il 15 ottobre».

Ma non è il solo sgarbo che Renzi ha riservato al Meeting. Non c'è stato un passaggio sulla scuola, che è un tema caro al movimento, spiegava ieri un ciellino di lungo corso. Poi quell'accenno ai politici che venivano al Meeting. Berlusconi per una simpatia politica (ricambiata) con il popolo di Rimini e qualche suo «predecessore» che ha usato il Meeting per «ragioni legate all'economia». Stoccata al Pd precedente versione. A Pier Luigi Bersani, ma anche a Enrico Letta. Che però finisce per colpire lo stesso Meeting, che non ha mai interrotto il rapporto con quella sinistra, nemmeno a questa edizione.

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