Leggi il settimanale

Sull'isola l'"ipotesi Cipro" è accolta con sollievo. "La sovranità non si cede"

Ma a Nuuk serpeggia lo scetticismo: "Stupiti, l'annuncio senza consultarci"

Sull'isola l'"ipotesi Cipro" è accolta con sollievo. "La sovranità non si cede"

Chiara Scivoli ha appena compiuto 18 anni e ogni mattina sfida i 10° sotto zero, o anche peggio, per andare a scuola a Nuuk, capitale delle Groenlandia. "A Trump interessa il nostro paese perché è ricco di minerali" spiega in italiano nel buio pesto che avvolge l'isola di ghiaccio fino alle 10 del mattino. Lineamenti dolci della mamma, nativa di Nuuk, separata dal papà sardo. "Noi giovani abbiamo paura - spiega Chiara - Alcuni sono pronti ad andarsene in Danimarca, ma altri, come me, no. Siamo decisi a restare a casa nostra. E se arriverà la guerra la faremo".

Il presidente americano Donald Trump, ha promesso a Davos, che non invaderà la Groenlandia, dopo avere annunciato un accordo con la Nato. Si parla di concessioni territoriali e soprattutto di sfruttamento delle miniere. Per ora sono aperte solo due: una d'oro nel Sud dell'isola e la "Montagna bianca" sulla costa occidentale in mano alla società mineraria Lumina specializzata in terre rare. "Non so cosa contenga esattamente l'accordo fra Usa e Nato" dichiara in conferenza stampa il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ma "la sovranità, l'integrità territoriale è la nostra linea rossa". Il premier ribadisce che solo la Danimarca e il governo di Nuuk possono "stipulare accordi". E apre alla collaborazione con gli Usa sullo sfruttamento delle miniere e sull'aumento di basi e soldati, modello Cipro.

A Nuuk la gente non si fida della parziale marcia indietro di Trump. Il presidente aveva piantato virtualmente sul suo social Truth la bandiera Usa sulla Groenlandia, ma al consolato di Nuuk era sparito il vessillo a stelle e strisce che sventolava all'ingresso. Poi ricomparso ieri. Sulla casetta rossa, in perfetto stile locale, campeggia il simbolo dell'aquila americana. Jans, danese che vive da trent'anni in Groenlandia, ha piantato una sfilza di bandiere della Groenlandia ed europee compresa quella norvegese e francese "dei Paesi che si oppongono alle mire di Trump". Ogni settimana sfila per un'ora, in tono marziale, avanti e indietro con lo stendardo, davanti al consolato. "Stanno tornando tempi bui - spiega Jans con il basco verde da patriota - Ci sono minacce dall'esterno che vogliamo fermare, prima che diventino una terribile realtà".

Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avranno "tutte le basi che vogliono e l'accesso militare necessario". Un accordo con la Danimarca prevede che gli Usa possono aprire basi e dispiegare soldati (erano 10mila in 17 installazioni ai tempi della guerra fredda), ma non significa possedere il territorio. Dopo il supposto "accordo" di Trump con il segretario della Nato, Mark Rutte, la premier danese ha messo le mani avanti. "Negoziamo su tutto ciò che è politico: sicurezza, investimenti, economia. Ma non sulla nostra sovranità" ha ribadito Mette Frederiksen. E aggiunto che "naturalmente, solo la Danimarca e la Groenlandia possono prendere decisioni".

Sul tavolo delle riunioni del Dipartimento di geologia di Nuuk, sotto controllo governativo, è stesa una grande mappa della Groenlandia con una serie di colori, che corrispondono a diversi depositi minerari lungo le coste. "Tutte le materie prime critiche catalogate dagli Stati Uniti, dall'Unione europea e dalla Nato sono presenti in Groenlandia" spiega il direttore del dipartimento, Romain Meyer. "Solo nella parte meridionale dell'isola ci sono i giacimenti più grandi al mondo dopo quelli cinesi" sottolinea indicando un colore rossastro sulla mappa. E poi fa vedere un pezzo di minerale raro fondamentale per le batterie, i computer, i telefonini, ma anche i microchip che guidano i missili. "Abbiamo anortosite, oro, grafite, nichel, rame, ma i giacimenti vanno esplorati e sfruttati - elenca il geologo - Siamo aperti alla collaborazione con tutti i Paesi, soprattutto europei, a parte la Russia".

Nell'unico centro commerciale di Nuuk, i nativi indaffarati nelle commissioni sono più rilassati, ma sospettosi sulla buonafede del presidente Usa. "Sono sorpresa che Trump abbia annunciato un accordo sulla Groenlandia senza parlare con noi - evidenzia Gertrud Brandt-Eriksen - Non mi fido". La signora che parla inglese ammette di essere "più serena" dopo l'ammissione del presidente che non userà la forza, ma "non sai mai cosa può succedere con Trump". Klaus Frederiksen, un omaccione, è ancora più sospettoso: "Ha parlato con il segretario della Nato senza la Danimarca e la Groenlandia. Come possiamo fidarci?".

Il governo di Nuuk, per la prima volta, ha pubblicato in rete un "manuale di sopravvivenza", in caso di emergenze, che prevede espressamente "crisi internazionali".

Sara Magnussen scorre sul telefonino le pagine che indicano scorte d'acqua, viveri, medicinali e dove trovare riparo se scatta l'allarme. Oltre ai numeri da chiamare per l'evacuazione. "Mai visto niente del genere - osserva Sara - anche se ogni mercoledì in tutta la Groenlandia suona la sirena per prova", lo stesso ululato degli allarmi aerei.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica