"Uno stimolo a vaccinarsi": cosa cambia col super Green pass

A vaccinati o guariti spetterà il super Green pass. Scatteranno nuove restrizioni per i no vax anche in zona bianca. Ne abbiamo parlato con il professor Bassetti

"Uno stimolo a vaccinarsi": cosa cambia col super Green pass

Il consiglio dei Ministri ha approvato il decreto con le nuove regole per contenere la quarta ondata di Covid. Le novità più importanti sono il super Green pass che spetta solo a vaccinati o guariti per le attività ricreative e l’obbligo vaccinale esteso a determinate categorie di lavoratori: amministrativi del servizio sanitario nazionale, insegnanti e personale della scuola, forze di polizia e militari.

Rimane complesso e da sciogliere il nodo di chi dovrà ancora controllare il Green pass “base” sui mezzi pubblici. E la patata "super bollente" è passata ai prefetti. A loro spetterà il compito, infatti, di organizzare un nuovo piano di controlli in questa fase. Non un dettaglio, anzi un problema che cammina su due ruote o su due binari. Ma entriamo nello specifico.

A vaccinati o guariti spetterà, dunque, il super Green Pass. Scatteranno nuove restrizioni per i no vax anche in zona bianca. Il colpo è stato sferrato. Ne consegue che solo gli immunizzati avranno accesso alle attività ricreative e questo per il primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, contattato da ilGiornale.it subito dopo l’ufficializzazione delle nuove misure, rappresenta non solo “una misura giusta”, (rivendica tra l’altro la paternità del termine super Green pass richiamato da lui per la prima volta a Porta a Porta con Bruno Vespa), ma anche un importante punto di svolta. “Questa decisione - ci ha detto - mira a due obiettivi: rendere più sicuri i luoghi in cui la nuova misura verrà applicata e incentivare le vaccinazioni. È un modo per stimolare le persone a immunizzarsi”.

Ma le novità non si fermano qui. È stata stabilita anche la riduzione della validità del Green Pass, passata da 12 a 9 mesi, mentre rimane possibile accedere alla terza dose dopo cinque mesi dal completamento del ciclo vaccinale. Una durata ragionevole per l’infettivologo che non esclude possa in futuro anche prolungarsi a 12 mesi per chi ha proceduto alla somministrazione della terza dose essendo questa “una materia fluida, continuamente valutata e analizzata”.

Altro punto importante: la durata. Il nuovo super Green pass in zona bianca vale solo per le feste di Natale (dal 6 dicembre al 15 gennaio). E chi non è in possesso di questa nuova certificazione non può più entrare in bar e ristoranti al chiuso, palestre, impianti sportivi, cinema, teatri, feste, discoteche né partecipare a spettacoli, feste e cerimonie pubbliche. Le persone che non sono vaccinate o guarite non potranno nemmeno soggiornare in albergo. Una decisione che per Bassetti “potrà essere estesa, se non verranno raggiunti gli obiettivi, che sono quelli di portare al 90% la copertura vaccinale. A quel punto sarà giusto estendere questo tempo e non fermarsi”.

Green èass poi anche sui treni regionali e interregionali. Colmata la lacuna di averlo richiesto finora solo per i treni ad alta velocità e non per quelli regionali e per il trasporto pubblico locale. I trasporti pubblici d’altronde “avevano bisogno di una stretta, se è aumentato il contagio è dovuto anche a quanto accaduto fin qui” per Bassetti, ma il nodo controlli aveva rappresentato un problema e lo rappresenterà anche nei prossimi giorni, quando verrà chiarita la modalità di verifica della certificazione sui mezzi pubblici. Non sono in pochi a domandarsi chi controllerà il pass, soprattutto negli orari di punta, quando le persone nelle grandi città sono come stipate su carri bestiame.

Procedendo nell’analisi del Decreto, di fatto si applicherà una sorta di “lockdown” per i non vaccinati e questo si evince quando si dice che le attività resteranno aperte anche se verranno stabilite zone gialle e arancioni ma gli accessi saranno consentiti solo a chi è munito del super Green Pass. Pur escludendo che si arriverà a zone rosse, il primario del San Martino di Genova prevede un “incremento di vaccinati di un milione di persone” grazie a questa decisione dura ma giusta.

Quanto alla mascherina che resta non obbligatoria all’aperto in zona bianca e obbligatoria all’aperto e al chiuso in zona gialla, arancione e rossa è la decisione che più accomuna vaccinati e non vaccinati. Eppure Bassetti è netto: “La mascherina se avessimo tutti vaccinati o guariti non sarebbe più necessaria, lo scopo del vaccino è depotenziare il virus, quello che interessa è che non venga la polmonite agli ammalati, non che non si contagino o che si prendano un raffreddore”.

La stretta, rappresentata dall’obbligo vaccinale, scatta solo per alcune nuove categorie: amministrativi del servizio sanitario nazionale, insegnanti e personale della scuola, forze di polizia e militari. “Un punto di partenza per allargare poi ad altre categorie. Sono imprescindibili andavano inserite subito. Siamo in ritardo” ci dice l’infettivologo. Si tratta d’altronde di una questione di idoneità al lavoro: “Vuoi lavorare in un cantiere? Ti devi mettere il casco. Così vale per il vaccino. Ti contagi? Ti fai meno male che se sei immunizzato” conclude l’esperto.

Per recarsi sul posto di lavoro, invece, è sufficiente il Green pass ottenibile con un tampone molecolare o antigenico. Non cambiano i termini di validità dei test ed “è un errore clamoroso” per il primario del San Martino di Genova che spiega come il tampone faccia un’istantanea, una foto di quel momento preciso. Sottoporsi dunque a un tampone molecolare tre giorni prima o a un antigenico due giorni prima “apre una finestra pericolosa”. Il tampone rapido va bene quando si ha una carica alta, non quando si ha una carica bassa. “Risultano in media quattro falsi negativi su dieci” avverte netto.

Quanto al vaccino per gli under 12 non obbligatorio, anche se domani dovesse arrivare l'ok di Ema rappresenta chiaramente una prima decisione che va interpretata come una raccomandazione. È l’infettivologo, che a suo figlio lo farebbe se fosse in quel range di età, a chiarire perché va letta così: “Bisogna capire quanti genitori saranno disposti a vaccinare i propri figli, poi una volta fotografata la situazione, si deciderà man mano. Non c’è bisogno di arrivare a forti contrapposizioni”. Ai genitori e ai pediatri dunque è lasciata ancora la libertà di scelta e di decisione.

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