Task force di Colao, pro life sicuri: "Si vuole promuovere il gender"

La critica del mondo pro life è diretta contro uno degli obiettivi di Colao: quello che riguarda la fine degli stereotipi femminili. "Serve vero sostegno alle mamme", rispondono dal fronte cattolica

Task force di Colao, pro life sicuri: "Si vuole promuovere il gender"

Non c'è scritto proprio "gender", ma i Pro Life italiani sono sicuri che non serva la parola per esteso. Perché il documento stilato dalla task force di Colao già dice tutto, aggiungono, anche per mezzo del non detto.

La critica sollevata in queste ore non poggia sul fatto che il documento finale di Vittorio Colao e degli altri esperti presenti una sezione apposita, che è intitolata "Individui e Famiglie", ma su alcuni contenuti di quel capitolo del testo. Gli individui e le famiglie non possono non essere il cuore dell'avvenire italiano: è la direzione culturale individuata dal manager e dalla sua task force a destare delle preoccupazioni. Quella del "gender" sarebbe un'evocazione indiretta, con una serie di terreni culturali preparati nel tempo. Il risultato, insomma, di un processo che parte da lontano e che passa dal compimento della "piattaforma Cirinnà", uno dei collanti ideologici in grado di tenere unito il governo.

In questi giorni, il fronte Pro Family è impegnato a contrastare nel merito il ddl Zan-Scalfarotto, che viene interpretato come un'altra tappa del percorso citato poc'anzi. Anche Vittorio Colao e la sua task force sono stati chiamati in causa: il Papa, che non cita questo o quel partito, la chiama "colonizzazione ideologica". E i pro life sono d'accordo sul punto del pontefice. "Già quando si parla di ‘creazione di un sistema di monitoraggio del linguaggio online con misure di contrasto ai termini non permessi" - fanno presenti Brandi e Coghe, che sono i vertici di Pro Vita e Famiglia - è necessario "preoccuparsi". Il linguaggio rimane una forma di trasmissione culturale prioritaria: una corsia preferenziale mediante cui far passare certi messaggi o no. Quali messaggi vuole far passare Colao? Gli stereotipi legati al mondo femminile dovrebbero mutare. Questa è una ratio che ricorre spesso. Ma non tutti sono d'accordo. E la critica più incisiva viene evidenziata proprio in relazione a questo proposito della task force.

Poiché la proposta in oggetto interessa in primis le donne, conviene far parlare una di loro: Maria Rachele Ruiu è una donna, ma anche una pro life. Le chiama "pagliacciate ideologiche". E già questo basterebbe ad annotare l'aria che tira. Quella per cui i cattolici sembrano riporre sempre meno speranze sul governo guidato da Giuseppe Conte e sui suoi contorni istituzionali, task force compresa. "Ce ne ricorderemo", avevano scritto in direzione Renzi. "Ce ne ricorderemo", hanno iniziato a scrivere in direzione Conte. La memoria cui si riferiscono si declina su base elettorale. E le preferenze politiche dei cattolici non sono proprio irrilevanti nel nostro contesto nazionale. Ma andiamo pure avanti con la questione della presunta promozione del "gender" per mezzo della task force.

La Ruiu dice che tutti questi stereotipi sulle donne non sussistono, e già questa è una narrativa che si discosta da quella di Colao: " Siamo lasciate sole quando diventiamo mamme a barcamenarci in una difficilissima, impossibile se non ci fossero mariti, conciliazione famiglia-lavoro, obbligate a tornare a lavoro con il seno gonfio di latte, siamo abbandonate quando siamo colte da paura per una gravidanza inaspettata e ci viene proposto solo l'aborto, che ci ferisce intimamente e uccide nostro figlio. Ma magari ci fosse una figura stereotipata della donna in famiglia!". Qualche problema in sintesi esisterebbe, ma Colao starebbe sbagliando l'obiettivo cui mirare. "Oggi tutto racconta che chi decide di occuparsi esclusivamente della propria famiglia è una sfigata o una frustrata. Tutto e tutti chiedono alla donna di abdicare alla propria femminilità e alla propria maternità per diventare "qualcun*". Una violenza inaudita, questa sì", tuona la giovane mamma pro life. La questione non è tanto culturale ma pratica: servono ammortizzatori sociali efficienti, sembra dire la Ruiu.

L'Italia del domani dovrebbe sì coadiuvare le donne, ma non nel senso indicato da Colao. E in termini di proposta educativa? I pro life hanno spesso contrastato la cosiddetta proliferazione di quella che chiamano "ideologia gender" all'interno dei plessi scolastici. Ora l'urgenza però è un'altra, ed è molto meno teoretica: bisogna sbloccare le altalene, dicono. Perché i bambini hanno bisogno di equilibrio psicologico, che si costruisce anche per mezzo delle attività ricreative. La Ruiu, da mamma, tuona: "Per i bambini invece, spendete soldi: è ora! Ma per farli tornare subito giocare e per assicurargli a settembre di tornare in presenza a scuola senza dispositivi che possono ledere il loro equilobrio psicofisico. I nostri figli hanno bisogno di essere bambini! Guardate a loro...

e non alle agende politiche per l' indottrinamento gender!".

Un Belpaese futuristico, per così dire, che guardi alle esigenze concrete delle mamme e non immagini neppure l'ipotesi plexiglass per il ritorno nelle aule: in Italia esistono tante task force, tra cui quella del buon senso.

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