Cronache

"Tenete in cella il killer di Tommy"

Uno dei tre assassini potrebbe uscire grazie a un permesso premio

"Tenete in cella il killer di Tommy"

Un appello duro e toccante. È quello lanciato dai microfoni di NewsMediaset della mamma di Tommaso Onofri il piccolo di 18 mesi che nel 2006 fu rapito e ucciso a Parma.

Per quell'omicidio è stato condannato Mario Alessi, un muratore che aveva fatto dei lavori nella casa degli Onofri.

Adesso proprio Alessi potrebbe uscire dal carcere. E così la mamma del piccolo, Paola Pellinghelli, ha rivolto un appello: «C'è chi comincia il reinserimento, c'è chi con i permessi premio... Questa è la giustizia dopo solo 11 anni», ha affermato la donna.

«Alessi e gli altri due si rimpallano le responsabilità - ha ricordato la mamma di Tommy - ma chi è stato ora poco importa: devono pagare tutti e tre».

Il dolore per la scomparsa del figlio è ancora forte e così la mamma si sfoga: «Tommy oggi andrebbe alle scuole medie, vivrebbe i suoi primi innamoramenti. Ma Tommy tutto questo non ce l'ha».

Alessi per l'omicidio del piccolo Tommy è stato condannato all'ergastolo, ma adesso potrebbe godere di alcuni permessi premio e anche di un progetto per il reinserimento sociale. Un'altra ferita per la donna che non ha dimenticato la ferocia con cui è stato ucciso il suo bambino. La compagna di Alessi in questo momento sta scontando 24 anni. Mentre il complice della coppia, l'ex pugile, Salvatore Raimondi, sta scontando una pena di 20 anni.

Nel 2014 morì a seguito di un infarto il padre del piccolo Tommy, su cui - ingiustamente - nei giorni della scomparsa del piccolo si addensarono sospetti e illazioni. Ma poi Paolo Onofri fu scagionato completamente. «Tommaso mi manca sempre di più, non so come faccio ad andare avanti», ripeteva nei giorni dello strazio e del dolore. «Il mio bimbo me l'hanno riportato, non come volevo, però...». Dall'11 agosto 2008, colpito da infarto mentre era in vacanza a Folgaria, Paolo Onofri ha lottato per non morire. Fino a quando, in una clinica di Fontanellato specializzata in coma neurovegetativi - ad un mese e mezzo dall'8° anniversario dell'uccisione del figlio -, il suo cuore si fermò per sempre. Nato e vissuto per 20 anni a Massafiscaglia, l'omone massiccio 54enne, dal carattere duro, si spese con accanto la moglie, coraggiosa come lui nell'affrontare le tappe di un calvario che commosse l'Italia.

Massacrato dal dolore per la perdita assurda del piccolo Tommy, rapito il 2 marzo del 2006 in una casa isolata di Casalbaroncolo (Parma) e ucciso con brutalità, una vita privata setacciata ai raggi x e resa pubblica pezzo dopo pezzo, alla fine Paolo ha ceduto.

Troppo dolore, troppo stress, troppo tutto. Il suo cuore e il suo cervello dissero basta. Per poi ricongiungersi, definitivamente, all'amato Tommy.

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