La linea, seppure per ragioni diverse, è quella della cautela. Sia sul fronte dei voucher energia per sostenere le famiglie più fragili, sia sul fronte delle accise. Tanto che alla fine il Cdm licenzia il decreto legge sul patto europeo di migrazione e asilo ma non interviene sui provvedimenti per far fronte alla crisi energetica. Nel primo caso - indiscrezioni di stampa avevano ipotizzato l'adozione di un voucher di circa 100 euro al mese - per divergenze nelle maggioranza sui destinatari del beneficio, nel secondo - il taglio delle accise sui carburanti - perché la proroga già in vigore arriva fino a domani e il ministero dell'Economia preferisce intervenire a scadenza, anche perché per rinnovare l'intervento è sufficiente un decreto ministeriale. Insomma, spiega il ministro Giancarlo Giorgetti durante il question time alla Camera, per quanto riguarda le imposte sui carburanti l'esecutivo interverrà con il meccanismo già previsto delle accise mobili senza bisogno di nuovi passaggi legislativi. Per i voucher, dunque, il problema è sostanzialmente politico (anche se il confronto sarebbe stato tra gli uffici legislativi e in Cdm non se ne sarebbe parlato). Mentre per le accise è solo una questione tecnica legata alla scadenza della proroga e allo strumento legislativo da usare. Nel primo caso, infatti, la Lega - e nello specifico Matteo Salvini - avrebbe obiettato che un voucher attraverso la carta "Dedicata a te" sarebbe stato sostanzialmente attribuito in base all'Isee e senza distinzione dei beneficiari. Insomma, senza una reale tutela del ceto medio produttivo (chi usa la macchina per andare al lavoro) rispetto a chi non ha un impiego (immigrati compresi). Una distinzione - quella tra chi deve fare benzina per andare a lavoro e chi no - che non è stata però presa in considerazione per lo sconto sulle accise. Di cui beneficia e beneficerà sia chi ha il Suv 4x4 che il nullatenente.
Un intervento, quello sulle tariffe dei carburanti, che il governo è intenzionato a confermare. "Dobbiamo effettivamente valutare quanto è la disponibilità e fino al 6 giugno (domani, ndr) non lo sappiamo. In base a quello, date anche le condizioni di mercato, vedremo come prorogare". Nessuna corsa, insomma, ma una valutazione sui dati effettivi. La cautela di Giorgetti riguarda anche i margini di flessibilità che l'Unione europea ha deciso di riconoscere agli Stati membri sul fronte energetico. Ragione per cui invita a non considerare quelle risorse come un tesoretto immediatamente spendibile: "Per quanto riguarda gli spazi che abbiamo visti riconosciuti dall'Europa, valuteremo con calma perché non possiamo permetterci di sbagliare a dosare le misure. Insomma, dobbiamo capire come aiutare le famiglie e come aiutare le imprese più meritevoli".
Un messaggio che riflette sia la complessità del quadro europeo sia la natura stessa della nuova clausola. La proposta della Commissione, infatti, deve ancora completare il suo iter istituzionale e passare dal Consiglio Ue che si terrà a Bruxelles il 18 e 19 giugno. Il punto politico ed economico è che quei margini non nascono per finanziare misure generalizzate sui prezzi dell'energia. Come ha spiegato lo stesso Giorgetti, l'Ue fa riferimento "a misure strutturali che non alterino il segnale di prezzo e che non incentivino comportamenti dannosi per l'ambiente". Gli interventi indicati riguardano dunque decarbonizzazione, elettrificazione, reti, stoccaggi e fonti pulite. Una flessibilità pensata per sostenere investimenti strategici e crescita potenziale, non per sostituire le normali politiche di bilancio. Insomma, nonostante il via libera di Bruxelles alla flessibilità per le spese energetiche, l'approccio del governo resta di grande prudenza. Infine, "è intento del governo - ha precisato Giorgetti - predisporre una disciplina quadro recante norme di indirizzo in materia di investimento delle risorse degli enti di diritto privato anche in relazione alla gestione del rischio".
L'obiettivo è orientare gli investimenti di molti enti previdenziali, oggi in gran parte rivolti all'estero, anche verso attività economiche italiane tenendo conto delle esigenze di assolvimento degli obblighi istituzionali degli enti. Giorgetti ha risposto così a una interrogazione sulle scelte dell'Enpam che, come altri enti, ha partecipato ai benefici derivanti dal risiko bancario in Borsa.