Leggi il settimanale

Tentazione politica: un nome "tecnico" per commissariare la federazione

Sotto traccia si lavora a un esperto con superpoteri che accontenti calcio e palazzo

Tentazione politica: un nome "tecnico" per commissariare la federazione
00:00 00:00

Nei palazzi della politica piomba l'inchiesta della Procura di Milano circoscritta agli arbitri. Ed è la ragione per cui ritorna in auge l'ipotesi di un commissario per la Federcalcio. Una strada in fondo mai abbandonata dalla war room di Palazzo Chigi. Né tantomeno dalla maggioranza che siede in Parlamento. E se è vero che nelle ultime ore è arrivato il "No" forte e chiaro del presidente del Coni Luciano Buonfiglio, è altresì vero che si lavora ancora sotto traccia a una figura che abbia superpoteri e che sia il risultato di un confronto tra la politica e il mondo calcio. Tutto questo senza alcuna forzatura normativa e senza avallare figure che possano essere marcatamente politiche. Non è il tempo dello scontro sul modello della guerra dei trent'anni con la magistratura. Raccontano che il ministro Abodi non vorrebbe mai arrivare a un decreto per la nomina di un commissario della Federcalcio. Preferirebbe che ci si arrivasse senza rotture. Perché il calcio deve unire, non dividere il Paese.

Ecco perché in queste ore si ragiona su un profilo alto che a sua volta possa scegliere dei sub-commissari che rispondano ai vari mondi: la Figc, il Coni, la politica. Viene ricordato che alla fine del 1986 Franco Carraro, da commissario della Figc, scelse come suo vice Andrea Manzella, costituzionalista che proveniva dal Consiglio di Stato, più una serie di saggi.

Al contempo si fa sapere che non c'è nessuna ostilità nei confronti di Giovanni Malagò. Semmai dalle parti del governo c'è una perplessità su chi indosserà la casacca di presidente della Federcalcio perché dovrà mediare con le varie associazioni e di conseguenza "cederebbe sempre qualcosa". Il ragionamento che viene fatto suona così: "Se non c'è riuscito Gravina con il 98% dei consensi, perché dovrebbe farcela Malagò?". E ancora, sussurra un parlamentare che segue il dossier: "Perché non propongono Malagò come commissario?". Non è dato sapere se si tratta di una suggestione. Certo è che in queste ore "non è stata gradita" da ambienti di governo l'indiscrezione che l'Uefa sarebbe pronta a escludere le squadre italiane dalle coppe nel caso in cui la Federcalcio venisse commissariata.

Nell'attesa a Palazzo Madama il senatore di FdI Paolo Marcheschi porta avanti un documento aperto sulle riforme da fare per il calcio italiano che contiene al suo interno l'introduzione di una super commissario. E ieri a Montecitorio il deputato di FdI Salvatore Caiata ha chiesto al ministro dello Sport Andrea Abodi di riferire in aula per un'informativa urgente su quanto sta accadendo nel mondo del calcio: "Chiediamoci che credibilità ha ancora un sistema che dopo aver messo in fila decine di fallimenti sportivi e gestionali, ancora continua a chiudersi a riccio ed autotutelarsi. Non c'è nessuna volontà della politica di invadere il campo dello sport e procedere ad un commissariamento politico di quel sistema, ma riteniamo che questo sistema non sia più credibile".

Condivide l'approccio ma esclude categoricamente un commissario, il deputato Pd ed ex tecnico della nazionale di pallavolo, Mauro Berruto: "Se volessimo fare un ragionamento serio su quello che può essere utile che il Parlamento faccia in termini di riforme del calcio, noi ci siamo, ma facciamo finta di credere che non ci sia la volontà politica di un commissariamento". Nel mezzo Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico: "Vorrei un presidente della Figc nuovo che esca dal solito circoletto. Se questo passa da un commissariamento o da un'elezione è secondario".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica