Travaglio ci ricasca: ancora manette sulla prima pagina del Fatto

Il Fatto Quotidiano festeggia in prima pagina l'accordo sulla legge Bonafede per il carcere fino a 8 anni per le evasioni superiori ai 100mila euro. E rinfocola la polemica sull'esibizione delle manette "arrestando" un imprenditore

Travaglio ci ricasca: ancora manette sulla prima pagina del Fatto

"Le manette sono una barbarie", "La barbarie è chi deruba i concittadini". Il battibecco con la giornalista Marianna Aprile sull'opportunità di pubblicare in prima pagina un paio di manette non ha minimamente intaccato l'ossessione giustizialista di Marco Travaglio. Per festeggiare l'ok del governo alla legge Bonafede, che prevede l'inasprimento delle pene contro l'evasione fiscale, il direttore del Fatto Quotidiano ci è cascato di nuovo. Il titolo scelto dal giornale forcaiolo è "Il giorno più nero per gli evasori", con in bella mostra la foto di un uomo (di spalle) in giacca e cravatta, ovviamente ammanettato. Un modo quantomeno discutibile per celebrare l'intesa Conte-M5S sul carcere ai grandi evasori.

Ancora non si conoscono con esattezza le soglie che saranno inserite nel decreto fiscale collegato alla manovra. Ma Travaglio già esulta. Evidentemente non gli è bastata la lezione di deontologia professionale impartitagli a "Otto e Mezzo" dalla collega Aprile, che aveva condannato il Fatto per la scelta di schiaffare in prima pagina un paio di enormi manette.

La giornalista di Oggi aveva definito l'ostentazione delle manette "una cosa indecente. C'è sempre una presunzione di innocenza. Prima di vedermi sbattuta in prima pagina con le manette, dovrei essere prima processato e condannato, altrimenti è la barbarie", richiamando quanto successo a Enzo Tortora e a diversi politici di Mani Pulite, arrestati e condannati dall'opinione pubblica per poi essere assolti o prosciolti dalla giustizia ordinaria. Travaglio aveva risposto male ad Aprile, brava a non farsi intimidire e a ribadire che "non sta ai giornali sancire la colpevolezza di un indagato, ma ai tribunali. È una regola base del vivere civile. Altrimenti è una barbarie giudiziaria - aveva gridato Aprile - e si viene meno a uno dei principi fondamentali della Costituzione". Complimenti alla giornalista per averci provato, ma la missione era improba. E infatti il direttore più manettaro d'Italia continua nel suo delirio reazionario, ricambiato dalle norme promosse dal M5S.

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