Trema l'Albania: morte e distruzione

La scossa più forte nella notte: magnitudo 6.4. Poi lo sciame: 21 vittime e 600 feriti

In Albania la terra ha tremato alle 3.54 di notte. Poi ancora alle 7.08, alle 8.27 e alle 14. Queste le scosse più forti: la prima di magnitudo 6.2 (inizialmente era stata calcolata come 6.5), quelle seguenti fino a 5.4 di potenza. In mezzo, un centinaio di repliche che hanno continuato per ore a tormentare la costa settentrionale del Paese. Facendosi sentire anche in Italia - in Puglia, Basilicata, Molise e Marche, tanto che numerose sono state le telefonate ai vigili del fuoco - e nel resto dei Balcani: Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Kosovo e Croazia. Il bilancio ufficiale, a ieri sera, era di almeno venti vittime e 600 feriti. Ma i soccorritori parlano di persone ancora sotto le macerie.

L'epicentro della prima scossa, la più devastante, è stato localizzato nel mare Adriatico a circa 10 chilometri a Nord della città portuale di Durazzo e a 40 a Ovest della capitale Tirana. La profondità, calcolata tra i 10 e i 20 chilometri, ha permesso di evitare uno tsunami. Uno dei pochi elementi di consolazione, insieme al ritrovamento di due bambini vivi nelle macerie di Thumane, villaggio a una ventina di chilometri da Tirana devastato dalle scosse, in quella che per il resto sarà ricordata come la giornata di uno dei peggiori terremoti degli ultimi cento anni in Albania.

Dalle prime ore di ieri le unità dell'esercito e della protezione civile albanese si sono messe al lavoro tra i detriti, raggiunte prima da cittadini comuni, che a mani nude scavavano alla ricerca dei propri cari, e poi dai rinforzi internazionali. A Durazzo, antico insediamento greco e seconda città più popolosa del Paese dopo la capitale, si è registrato il numero maggiore di morti. Nella zona della spiaggia due alberghi sono crollati: il Vila Palma, tre piani e quattro stelle, e un secondo poco lontano, per un totale di almeno cinque persone sotto le macerie. Da un altro hotel della città balneare sono stati salvati una ventina di turchi, come ha riferito l'ambasciatore di Ankara a Tirana. Molto colpita anche la piccola Thumane, una delle tappe del premier albanese Edi Rama, che ha fatto visita agli sfollati ospitati in strutture allestite in un campetto di calcio. A Kurbin, 50 chilometri a Nord della capitale, un uomo è morto dopo essersi gettato dal balcone per tentare di mettersi in salvo dai crolli, mentre un automobilista ha perso la vita quando la strada su cui viaggiava si è aperta in due. A Tirana nessun ferito, ma la gente per paura si è riversata nelle strade dopo la prima forte scossa. Alcune decine di italiani che si trovavano nelle aree colpite dal sisma - turisti, residenti o studenti universitari - sono rientrati in Italia con i primi voli del mattino.

Subito la comunità internazionale si è mobilitata per garantire sostegno e aiuti materiali all'Albania. La Commissione europea ha messo in moto il meccanismo comunitario di protezione civile e ha attivato il sistema Copernicus per la produzione di immagine satellitari delle zone interessate. L'Italia ha messo a disposizione un elicottero Ch-47 dell'esercito e un aereo C-130 dell'aeronautica militare per il trasporto di assetti della protezione civile e dei vigili del fuoco e ha inviato a Tirana e Durazzo uomini e materiali per garantire il soccorso alla popolazione nelle prime fasi dell'emergenza e in vista di eventuali nuove scosse. Che non si possono escludere: il terremoto di ieri, come ha spiegato all'agenzia Agi il sismologo Alessandro Amato, responsabile del Centro allerta tsunami dell'Ingv, «è stato l'inizio di una sequenza» e «come intensità è stato pari a quello di Norcia del 2016 che, come sappiamo, ha avuto decine di migliaia di repliche».