Trump: "Farò anch'io il test Contro il virus 50 miliardi"

Il presidente Usa proclama l'emergenza nazionale Per l'Oms Europa nuovo epicentro della pandemia

Donald Trump dichiara l'emergenza nazionale negli Stati Uniti a causa del coronavirus. E, rispondendo alle domande incalzanti dei giornalisti, annuncia che «molto probabilmente» si sottoporrà «presto» al test. Parlando dal Rose Garden della Casa Bianca, il presidente americano ha detto che «l'azione consente l'accesso a 50 miliardi di dollari» per combattere la crisi. Con la dichiarazione di emergenza nazionale - presa dopo le polemiche sul numero insufficiente di test compiuti negli Usa - Trump può fare ricorso allo Stafford Act, che consente di elargire maggiori aiuti federali agli stati e alle comunità locali per combattere l'epidemia. Oltre a permettere di mobilitare l'Agenzia federale di gestione delle emergenze (Fema). «Non vogliamo che tutti facciano il test, non è necessario» ha però precisato il Commander in Chief. L'amministrazione Usa ha pure annunciato una serie di misure per aumentare la disponibilità di testare il coronavirus, stanziando circa 1,3 milioni di fondi federali per due società che stanno tentando di sviluppare test rapidi con risposta in un'ora. Mentre la Food and Drug Administration (Fda) ha creato una linea rossa di emergenza per i laboratori che hanno difficoltà ad ottenere materiali o incontrano altri impedimenti nell'effettuare gli esami.

L'Eliseo, invece, ha fatto sapere che lunedì i leader del G7 si riuniranno in videoconferenza per un summit straordinario destinato a coordinare la lotta contro il coronavirus. L'iniziativa è stata promossa dal presidente francese Emmanuel Macron che ha sentito Trump, attualmente alla presidenza di turno del G7, e gli altri leader. E ieri in una telefonata al premier Giuseppe Conte, lo stesso Macron ha assicurato «il sostegno della Francia alle misure dell'Italia», proprio mentre l'Oms certificava che l'Europa è il nuovo epicentro della crisi. E sembra essersi risolto il giallo sul presidente brasiliano Jair Bolsonaro, dopo che un piccolo quotidiano di Rio de Janeiro aveva scritto che era risultato positivo al test del coronavirus. Poco dopo Bolsonaro ha annunciato sul suo profilo Facebook di essere risultato negativo, pubblicando a commento una foto in cui appare sorridente mentre fa il gesto dell'ombrello. Il presidente brasiliano, che ha da sempre un rapporto travagliato con la stampa accusata di pubblicare false informazioni sul suo conto, lo scorso fine settimana è stato ospite di Trump a Mar-a-Lago, in Florida, e il suo capo della comunicazione, Fabio Wajngarten, ha annunciato ieri di essere positivo al test, provocando preoccupazione nello staff della Casa Bianca. Positivo anche il sindaco di Miami Francis Suarez, che ha a sua volta ricevuto la delegazione brasiliana nel suo ufficio. Stesso esito hanno dato gli esami sul ministro degli Interni australiano Peter Dutton, che aveva incontrato Ivanka Trump e il ministro della Giustizia William Barr una settimana fa. La figlia del presidente - hanno fatto sapere - ieri ha deciso per precauzione di lavorare da casa, anche se non mostra sintomi.

Negli Usa il numero di casi è arrivato a 1.700 in 48 stati oltre il District of Columbia, dove si trova la capitale Washington, e i morti finora sono almeno 41. E la Louisiana è il primo Stato a posticipare le primarie democratiche previste per il 4 aprile: sono rinviate al 20 giugno. Mentre a New York (in città i casi sfiorano i 100 mentre nello Stato oltre 300) è calato il sipario su Broadway dopo che il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, ha vietato gli eventi con oltre 500 persone. Chiusi al pubblico anche la maggior parte dei musei della Grande Mela - Met, Whitney, Frick Collection, Moma, Brooklyn Museum, Storia Naturale, Guggenheim - così Metropolitan Opera e Carnegie Hall.

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