Un'ora di attesa per un'ambulanza. Ora anche il 118 rischia il collasso

Troppi interventi e lunghe procedure per sanificare i mezzi: sistema in crisi Roma, positivo il direttore della centrale Ipotesi quarantena per tutto il personale

Per noi che siamo chiusi in casa, il virus ha un rumore ben preciso. Lancinante. Quello delle sirene delle ambulanze. Che mai, come in queste settimane, spezzano il silenzio delle città mute. Sono corse senza sosta le loro. Eppure la quantità di emergenze a cui rispondere è talmente alta e sproporzionata che il 118 non ce la fa a raggiungere tutti per tempo. Alle chiamate di soccorso «ordinarie» si sono aggiunte quelle Covid. Tantissime, troppe. Soprattutto nelle aree critiche della Lombardia.

E allora la stessa ambulanza che prima del 20 febbraio ci metteva al massimo otto minuti per arrivare sul luogo dell'emergenza, ora ci impiega un'ora. Un'ora. Chi chiama per chiedere aiuto resta al telefono per almeno 20 minuti prima che risponda qualcuno, contro i 3-4 secondi di prima. Il 118 ha impostato in fretta e furia un nuovo piano di emergenza per gestire tutte le richieste di soccorso, ha formato gli operatori del centralino in quattro ore e ha potenziato le linee. Gli operatori si sono organizzati con una linea rossa dedicata ai presunti casi di Covid: hanno pochi minuti di tempo per porre le domande chiave su febbre, tipo di tosse e respirazione, e per capire se si tratta di un caso grave o no.

Il vero nodo dell'emergenza in Lombardia sta nel numero di ambulanze. Non sono sufficienti. In questo ultimo mese i mezzi di soccorso sono stati aumentati da 400 a 500. In questi giorni sono arrivate 18 ambulanze da Piemonte, Liguria, Molise, Toscana, Puglia e Umbria e una cinquantina da tutta Italia. Ma i malati da trasportare sono in aumento: dal primo giorno di coronavirus ad oggi i mezzi hanno trasportato in ospedale più di 100mila pazienti. I rallentamenti non sono causati solo dalla mole di chiamate ma anche dai tempi di attesa in ospedale. Le tende del triage sono talmente piene che un'ambulanza è costretta ad aspettare un'ora e mezza prima di poter «scaricare» il paziente. Per di più, quando il malato trasportato è un potenziale Covid, deve scattare la procedura di sanificazione del mezzo e la pratica dura 40 minuti: 20 per pulire l'abitacolo e il vano guida con gli igienizzanti ospedalieri (ipoclorito di sodio, etanolo, perossido di idrogeno) e altri 20 per ripetere l'operazione daccapo. Per alleggerire il traffico di questi giornate, la Regione Lombardia ha deciso di provvedere anche di notte al trasferimento dei pazienti dalle terapie intensive più sovraffollate a quelle libere: solo mercoledì gli spostamenti sono stati 91.

L'emergenza ambulanze si fa sentire anche nel resto d'Italia: a Roma il direttore della centrale operativa Carlo Gaetano Piccolo è risultato positivo al tampone e il direttore dell'Ares ha chiesto la quarantena per tutti, con il rischio di paralizzare la macchina dei soccorsi. In Toscana, per non consumare troppo velocemente mascherine e tute di protezione, è stato tagliato il numero dei soccorritori a bordo dei mezzi. In Sicilia (dove ieri un dipendente della centrale operativa è risultato positivo ai test) la Regione è arrivata a dire ai soccorritori che possono lavorare con addosso una semplice mascherina chirurgica e il camice perché non ci sono altri dispositivi di sicurezza.

Per cercare di gestire il flusso di chiamate, il presidente nazionale del 118, Mario Balzanelli, chiede al ministro della Salute Roberto Speranza di dotare di un saturimetro tutte le persone in isolamento per Covid. Si tratta di un dispositivo «a molletta» da mettere sul dito per rilevare l'insufficienza respiratoria acuta e permetterebbe ai pazienti di chiamare l'ambulanza prima che l'ora di attesa di questo periodo sia fatale. «In questo modo - spiega Balzanelli - la centrale operativa 118, che andrebbe chiamata qualora la riduzione della saturazione scendesse sotto i limiti minimi, potrebbe valutare il dato rilevato».

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