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Usa-Iran, c'è l'accordo di pace. Trump: "Che il petrolio scorra"

L'annuncio del premier del Pakistan. Venerdì la firma in Svizzera. Donald soddisfatto dopo l'ira per i raid di Israele: "Intesa completa"

Usa-Iran, c'è l'accordo di pace. Trump: "Che il petrolio scorra"
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Cessate il fuoco "su tutti i fronti". È il premier pachistano Sharif, ad annunciare a tarda sera il raggiungimento dell'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e che la cerimonia, con la firma de visu tra le parti, si terrà il 19 giugno in Svizzera. "A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano" scrive il premier del Pakistan su X, mettendo fine alle speculazioni su un dialogo che a causa dei reciproci attacchi tra Hezbollah e Israele nel Paese dei Cedri sembrava in bilico. Invece ha funzionato il tavolo di voci mediatrici del Qatar, ieri a Teheran, con gli emiri ringraziati da Sharif come pure l'Arabia Saudita e la Turchia "per i loro immensi contributi". Speranze costanti hanno condito una giornata caratterizzata dal tic-tac delle lancette dell'annunciata intesa trumpiana. E nella notte italiana, il presidente americano esulta sui social: "L'accordo con la Repubblica Islamica è ora completo. Congratulazioni a tutti! Io autorizzo pertanto pienamente l'apertura gratuita del transito nello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo la rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate fluire il petrolio, che scorra!" scrive su Truth.

La bozza diffusa dai media della Repubblica islamica ha 14 voci. Tra i punti chiave, la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni; la sospensione delle sanzioni su petrolio e petrolchimico e sblocco di fondi iraniani congelati all'estero, circa 24 miliardi di dollari, metà sarebbero disponibili già prima dell'avvio dei negoziati finali. Nella giornata c'era stato il via libera di Trump all'intesa da remoto e poi al sigillo annunciato in presenza tra una settimana a Ginevra (con i Volenterosi disposti a un contributo). Ma la giornata era messa a dura prova dal fronte libanese. Dal documento di tregua - che avvierà una fase 2 più tecnica di 60 giorni - sarebbero stati esclusi il programma missilistico balistico iraniano e il sostegno ai gruppi armati regionali. Punto che aveva indispettito Israele, già scettico sull'intesa, tanto da sconfessarla con l'azione armata. In mattinata, l'Idf ha riacceso i motori degli aerei e avanzato fino a Beirut. Prima i droni di Hezbollah sul nord di Israele, poi la controffensiva di Tel Aviv. Raid che dimostrano che gli Usa non fanno rispettare gli impegni, "non hanno la volontà o la capacità" di farlo, era stata la protesta del N.1 del Parlamento iraniano e capo delegazione negoziale, Ghalibaf, temendo una sorta di gioco delle parti tra Israele e Stati Uniti. Le forze israeliane avevano colpito a Dahiyeh, zona sud di Beirut, roccaforte storica del gruppo sciita filo-iraniano. Il premier Netanyahu e il ministro della Difesa Katz rivendicavano il raid "in risposta agli attacchi", accusando l'Iran di mentire. L'intesa ha vacillato. Nel mentre in Iran si alzava la voce del N.2 dei pasdaran metteva a tacere i fondamentalisti che chiedevano di attivare i missili: "La diplomazia e l'azione sul campo si completano". Stand by per ore. Poi l'accordo firmato nonostante la minaccia dei generali di Teheran: "Abbiamo il dito sul grilletto" pronti a impartire a Israele "una lezione indimenticabile". La diplomazia non ha mollato il momentum. Parole di fuoco di Trump sull'alleato Netanyahu: "Sono furioso, ha scombussolato tutto, non ha un minimo di buon senso". Poi la disponibilità Usa a ordinare "l'immediata revoca del blocco contro i porti iraniani per passare a discussioni più dettagliate sul programma nucleare".

Teheran avrebbe ribadito l'impegno a rientrare nell'ambito del Trattato di non proliferazione (Npt). Da Israele, vari funzionari si dicono "sbalorditi" dalle critiche del tycoon a Bibi. E dalle concessioni Usa. "Uno schiaffo in faccia".

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