Le "vecchie glorie" salgono in cattedra

Casini ammette: "Berlusconi figura preponderante su cui noi ci siamo seduti e abbiamo vissuto di rendita". Fini loda Grillo: "Senza di lui ci sarebbero solo partiti fantasma"

Le "vecchie glorie" salgono in cattedra

Tre Presidenti della Camera con un passato inglorioso si ritrovano a Montecitorio per dare lezioni di politica. Fausto Bertinotti, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini questo pomeriggio sono intervenuti al convegno, organizzato dalla Fondazione An, “Militanza politica e crisi dei partiti”, che è stata l’occasione per presentare anche l’associazione nata in ricordo all’ex parlamentare di destra Donato La Morte. Presenti in sala anche Fabrizio Cicchitto, Umberto Crocci, Giuseppe Scopelliti, Maurizio Gasparri e Roberto Menia che ha ricevuto il premio per l’italianità.

Casini, ripercorrendo gli anni della Seconda Repubblica ha ammesso che “Tangentopoli è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso” ma i partiti della Prima Repubblica erano comunque destinati a morire perché erano diventati solo dei ”gruppi di potere”. Ma l’ammissione più grande è nei confronti di Silvio Berlusconi “figura preponderante” del centrodestra “su cui noi ci siamo seduti e abbiamo vissuto di rendita”. Il leader dell’Udc, ormai messo in secondo da piano da Angelino Alfano, si è poi dilungato in un attacco ai populismi italiani, ma non solo e riferendosi alle nuove forme di partecipazione e ai Cinquestelle, ha detto: “Oggi sostituiamo le preferenze con le primarie su internet con 300 persone che spiegano chi deve fare il sindaco di Roma". L’ex leader della sinistra radicale, Bertinotti, ha individuato nella fine delle ideologie i mali che attraversano le nostre istituzioni. “Prima abbiamo visto uscire di scena l’alternativa, poi pian piano è stata mitigata anche l’alternanza” e “ora tutto è secondario rispetto al governo e alla governabilità”.

“Senza ideologia – ha proseguito Bertinotti - la politica diventa una miserabile competizione per il governo. Senza un’idea forte non c’è appartenenza e non si risolve il problema col pensiero debole”. È così, secondo l’ex segretario di Rifondazione comunista che nasce il trasformismo, riducendo i partiti “a un fantasma perché non ce n’è bisogno”. “Facciamo finta di vivere in un paese democratico”, ha detto Bertinotti che, citando il caso della Francia dove Hollande è stato eletto con un programma anti austerity che non ha rispettato, ha spiegato “nella migliore delle ipotesi siamo chiamati per il governo ma non le politiche”. Anche per Fini la sconfitta delle ideologie ha determinato un calo di partecipazione politica e rispetto alla situazione italiana ha detto: “Paradossalmente, se non fosse per Grillo, un movimento che raccoglie l'avversione della politica, saremo una democrazia senza demos, saremo dei fantasmi” anche perché ormai “l’unico obiettivo è entrare a far parte del ceto politico”. Per riattivare la passione politica c’è solo una possibilità: “smetterla con le marmellate”. Frase che, detta da un politico col suo passato e che a Roma appoggia il rivale interno di sempre, Francesco Storace, acquista un significato particolare...