Per Donald Trump e per il movimento Maga, la giornata di sentenze della Corte Suprema rappresenta un insieme di decisioni profondamente disomogenee, in cui si intrecciano vittorie di grande portata istituzionale e sconfitte più circoscritte sul piano politico e giuridico. Nel bilancio complessivo la sentenza sulle agenzie federali appare infinitamente più importante delle altre decisioni. Dal punto di vista della rivoluzione politica promessa agli elettori, questa vittoria non è solo un successo giuridico, ma la vera chiave di volta dell'intera presidenza.
Trump potrà ora realizzare uno dei pilastri della sua narrazione politica, sintetizzato nello slogan "Drain the Swamp", il prosciugamento della palude burocratica washingtoniana. Fin dalla prima campagna ha sostenuto la necessità di smantellare quello che definisce il Deep State, l'insieme dei burocrati non eletti che ostacolano l'attuazione del programma scelto dagli elettori. Prima della sentenza, i direttori delle agenzie federali indipendenti di regolamentazione potevano essere rimossi solo in presenza di gravi irregolarità o violazioni, restando spesso in carica anche durante amministrazioni di segno politico opposto. Con la decisione della Corte Suprema, invece, il presidente ottiene la facoltà di sostituire rapidamente i vertici di numerose e potenti autorità indipendenti, riducendo gli ostacoli posti da funzionari potenzialmente in grado di rallentare o contrastare l'attuazione del programma.
A questa si affiancano altre decisioni che, pur avendo un impatto minore, contribuiscono al bilancio politico della giornata. La sentenza sulle atlete transgender nello sport femminile rappresenta una delle grandi vittorie dell'amministrazione Trump sul terreno delle guerre culturali. La decisione conferisce una solida legittimazione costituzionale alle leggi statali che riservano lo sport femminile alle atlete di sesso biologico femminile e segna una forte sconfitta delle posizioni sostenute da larga parte del partito Democratico.
La decisione sullo ius soli rappresenta invece una battuta d'arresto, ma più limitata di quanto possa apparire a prima vista. La Corte si è pronunciata sulla legittimità dello strumento rappresentato dall'ordine esecutivo senza affrontare la questione se una legge del Congresso con il medesimo obiettivo sarebbe costituzionale oppure no. Per Trump si tratta di una distinzione non marginale, perché lascia aperto uno spazio di iniziativa politica che potrebbe tornare a suo vantaggio per mobilitare la base in vista delle elezioni di midterm.
Tutto questo mentre il caso Carroll rimane una vicenda essenzialmente personale: i risarcimenti milionari incidono sul piano economico, ma non riducono i poteri del presidente. Ovviamente, anche la decisione sul voto per posta non incide sui poteri della Casa Bianca, e per Trump la partita sul voto per corrispondenza resta aperta. La mancata possibilità di intervenire immediatamente sulla Fed rappresenta un ostacolo solo temporaneo: i governatori della banca centrale hanno mandati a durata prestabilita e, alla scadenza, Trump potrà influenzarne la composizione.
Infine, consentendo al presidente di rimuovere liberamente i vertici delle agenzie indipendenti, la Corte Suprema ha rafforzato il controllo dell'esecutivo sull'apparato amministrativo in una concezione della democrazia in cui un presidente eletto dal popolo deve poter governare senza essere ostacolato da una
burocrazia ritenuta autonoma e sostanzialmente irresponsabile sul piano elettorale. Trump ha così ottenuto lo strumento giuridico che inseguiva da anni e che considera essenziale per attuare il proprio programma politico.