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La verità di Lavitola. "Ranucci mi chiamò dopo la perquisizione. Abbiamo parlato ore"

E sul ruolo della donna citata nelle carte: "Ci sentivamo. E visti anche da soli"

Esclusivo La verità di Lavitola. "Ranucci mi chiamò dopo la perquisizione. Abbiamo parlato ore"
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Non è una questione di gossip. Il coinvolgimento di una donna accanto al conduttore di Report svelato da Il Giornale ha una centralità nel momento in cui viene citata dalla Procura di Roma come "persona verosimilmente appartenente al contesto personale/professionale della vittima". E soprattutto se gli inquirenti scrivono che "non si esclude che Cianfoni Laura, persona in costante contatto con la vittima, possa aver ricevuto pregressi contatti, ovvero tentativi di contatto da soggetti legati al grave atto intimidatorio oggetto di indagine". Ma il suo rapporto con Lavitola (accusato di essere l'unico mandante dell'attentato dell'ottobre dello scorso anno) non sarebbe stata confinata agli incontri in presenza di Ranucci come lei ha detto a Il Giornale. Per questo ieri, poco prima delle 9 del mattino, proviamo a contattare Lavitola. Squilla, nessuna risposta. Ma poco prima delle 10 ci richiama e trascorriamo una mezz'ora al telefono: "L'unica persona con cui Laura ha parlato sono io. Tieni presente che io e Sigfrido eravamo veramente amici e Laura se litigava con lui un sacco di volte chiamava me, ma dire che gliela abbia presentata io no, perché loro stanno insieme da tanti anni", dice dopo aver letto il nostro articolo. Poi, mentre divagava parlando di quanto emerge sui giornali, fa il nome del conduttore: "Ranucci non lo sento dalla sera dell'interrogatorio, purtroppo. Sai, quando sei abituato per anni a sentire una persona almeno una volta al giorno, o due... dopo una cosa del genere noi normalmente ci saremmo sentiti almeno dieci volte tutti i giorni. Io lo vorrei sentire, ma l'avvocato continua a dire che sarebbe inquinamento delle prove, che ne so...". A quel punto lo riportiamo sulla questione che riguarda Laura, chiedendogli se sia vero che avessero un rapporto a sé stante: "Sì, ci siamo sentiti per i fatti nostri per le cose che riguardano Sigfrido. Loro stanno insieme da tanto tempo, è una relazione vera, forte, e Laura non riesce ad accettare che questa non sia una relazione formale, ma Sigfrido per amore verso la famiglia e i figli non si stacca da loro. Questo crea in Laura una situazione di fragilità e io sono stato quasi sempre testimone di litigi di Laura basati sul nulla, una gelosia folle". In che senso testimone? "Una volta Sigfrido aveva staccato il telefono, lei chiama al locale o sul mio cellulare, mo' non mi ricordo, pensando che stava con me. Glielo passai e successe l'inferno perché pensava che fossimo usciti con le donne, ma noi stavamo al ristorante". Laura ha svolto anche il ruolo di fonte? "Sì, probabilmente sì, ma più che da fonte lei gli faceva tutta la parte di Facebook, Instagram". Gli facciamo notare che però lei sembra ben inserita anche nella redazione di Report: "Sì, loro li conosce tutti. Lei gli seguiva gli spettacoli, i monologhi che fa, tanto che io quando andai a vederlo a Roma le feci i complimenti per le luci, la regia...". Lavitola veniva coinvolto da Laura stessa anche nelle dinamiche di coppia: "Io e lei da soli ci siamo visti un paio di volte, tre, quando lei è venuta a cena al ristorante con le sue amiche, mentre ci saremo sentiti trenta o venti volte perché lei mi faceva una testa così, erano telefonate di improperi. Non me li prendo da mia moglie ma da lei. Era diventata una situazione insopportabile anche per me".

Un legame radicato tra Ranucci e Lavitola, che sembra avere i contorni di una famiglia allargata, non tanto del solo legame fonte-giornalista. A quel punto gli chiediamo come sia possibile, a fronte di un capo di imputazione come il suo, che l'amico fraterno non sapesse niente dell'attentato: "A maggior ragione, io in teoria ho tutto l'interesse a non tutelare Ranucci, tanto per essere chiaro. Ma se l'avessi fatto io l'ipotesi è che lui lo sapesse: l'idea degli inquirenti è che io l'ho fatto per il bene, così mi hanno detto... per cui l'ipotesi è che se io faccio qualcosa per aiutare te, tu lo sai, punto. Ma siccome supera la fantasia...". Poi la rivelazione sulla loro ultima conversazione.

Lavitola non gli ha mandato solo un messaggio dopo la perquisizione dei carabinieri, ma hanno avuto un ulteriore scambio: "Lui mi risponde dicendomi Valter ma è tutto allucinante, non ci credo, non posso crederci e non voglio crederci, ma aiutarmi in cosa?, poi mi chiama alle 3 e 30 del mattino e siamo stati al telefono circa due ore. Era notte e ha fatto giorno". E di che cosa hanno parlato? "Delle varie possibili e fantasiose ipotesi".

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