Il dossier Rai esplode alle 13.45 di un giovedì di luglio apparentemente tranquillo quando i 16 componenti di opposizione della commissione Vigilanza Rai, compresa la presidente a tinte cinquestelle Barbara Floridia, decidono di dimettersi in blocco. Campo largo, per una volta, unito e compatto. La prima ad uscire è proprio Floridia: "Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all'arroganza e all'uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari. Restare non è servito". L'accusa da parte dell'opposizione rimanda allo stallo di questi mesi in commissione Vigilanza dove i membri della maggioranza hanno disertato i lavori della bicamerale, impedendone il funzionamento. Seguono altri rimproveri: "Occupazione del servizio pubblico", "Tele Meloni", flop di ascolti. Per dirla con un esponente del governo di Forza Italia che conosce il dossier, il refrain è sempre lo stesso: "Vogliono buttarla in caciara sul servizio pubblico, e ripartono con la solita litania: TeleMeloni etc etc".
Anche Maria Elena Boschi, punta di diamante di Casa Riformista e anche lei dimissionaria, utilizza lo stesso impianto accusatorio: "La Commissione di Vigilanza merita rispetto, la Rai merita rispetto. E l'atteggiamento della maggioranza è inqualificabile". Segue a sua volta la presa di posizione del senatore di Avs Peppe De Cristoforo: "Siamo di fronte a una crisi istituzionale senza precedenti: commissione di Vigilanza bloccata e nessun presidente Rai. Intanto a TeleMeloni succede di tutto". Mobilitazione totale da parte della compagine progressista. Interviene anche Maurizio Landini: "Tutto questo succede a 24 ore dalla presentazione dei palinsesti che va da sé rappresentano un altro argomento di divisione tra maggioranza e opposizione".
E mentre tutto questo si consuma e l'opposizione esce in batteria contro il governo, la maggioranza prova a reagire e mette in atto una contromossa. A metà pomeriggio i membri in Vigilanza del centrodestra fanno un passo indietro: "Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla Commissione di vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra".
La tesi della maggioranza è un'altra: si è arrivati a questo punto perché il campo largo si è opposto al nome di Simone Agnes come presidente di viale Mazzini. Osserva l'azzurra Rita Dalla Chiesa: "Eravamo fermi perché Forza Italia aveva sempre chiesto di poter avere come presidente Simona Agnes. Chi più di lei poteva ricoprire questo ruolo? Simona Agnes è la Rai, la rappresenta in pieno, ha vissuto a pane e Rai tutta la vita, è la figlia del grande Biagio Agnes che ha fatto delle cose importantissime per la Rai". Le fa eco un altro azzurro, Roberto Rosso: "Si sono incaponiti contro Simona Agnes, ma è stata mai audita? Qualcuno ha mai detto perché la Agnes non va bene?"
Si ripartirà dunque da qui: dall'azzeramento della Vigilanza con l'obiettivo di azzerare le
tensioni. Di certo come sostiene con malizia il senatore di Fi Maurizio Gasparri, il campo largo ha centrato un obiettivo: "Domani (oggi, ndr) la Rai presenta i suoi palinsesti: ecco, loro hanno voluto far parte dei palinsesti".