Cronache

Vince la rivolta dei trevigiani: stranieri trasferiti

Dopo le tensioni con gli abitanti di Quinto, i 101 profughi ospitati inizialmente in un residence sono stati spostati in un'ex caserma

Vince la rivolta dei trevigiani: stranieri trasferiti

Il prefetto di Treviso è riuscito nell'impossibile: mettere d'accordo tutti. Un coro unanime, quasi paradossale, da destra e da sinistra ne chiedeva le immediate dimissioni. La scellerata decisione di mettere 101 profughi nel residence di Quinto di Treviso, è stato l'innesco perfetto per far esplodere la tensione sociale. Ma, come si dice, chi la dura la vince. E così è stato nei fatti. Già perché nessuno degli abitanti che ieri smontava le tende per rientrare nelle proprie abitazioni che avevano lasciato accampandosi nel parco davanti alla palazzina, ha voglia di esultare. Lo sgombero dei migranti è solo una piccola vittoria. Di quelle che ti soddisfano sul momento ma che lasciano l'amaro in bocca.

«Ce li hanno messi in casa senza avvertirci. Sono rientrata e ho trovato i profughi nell'appartamento accanto al mio» racconta un'inquilina. «Avevano cellulari di ultima generazione, ci riprendevano affacciati ai balconi, facevano fotografie ai nostri figli, ridevano di noi che per paura e per protesta dormivamo nelle tende» racconta una ragazza che da 15 anni vive in quel residence. E da lontano un'altro degli abitanti della palazzina grida accorato: «Il prefetto ci ha definito “italiani cattivi” perché qualcuno (i responsabili non sono ancora stati identificati, ndr ) ha bruciato alcuni televisori e decoder destinati ai migranti. Io la tv l'ho comprata a rate, non me l'ha mica regalata una cooperativa o il ministro Alfano».

Ma dopo tre giorni il lungo braccio di ferro con la prefettura ha prodotto dei risultati: i profughi sono stati trasferiti nella caserma «Serena», in disuso da due anni, a cavallo dei comuni di Treviso e Casier. I sindaci dei due comuni coinvolti si sono affrettati ad invitare la comunità «a mantenere un comportamento civile e all'altezza dei valori che da sempre la contraddistinguono». Ma soprattutto è stato consigliato ai cittadini «di non recarsi nell'area interessata».

Una giornata incandescente quella di ieri a Treviso, già in mattinata. E non solo per il caldo torrido. Un gruppo di quaranta ragazzi dei centri sociali ha cercato di occupare la sede della Prefettura per chiedere alle istituzioni di gestire «con più umanità» l'accoglienza dei migranti. Il motto: «Tutti hanno diritto ad una casa, italiani e stranieri». Peccato che le case le abbiano date proprio ai profughi, mentre gli italiani in difficoltà ancora le aspettano. E il problema è, e rimane, questo.

Ma come spesso accade, il confronto si trasforma in rissa: botte, calci, pugni, cariche della polizia. «Fascisti! Maledetti fascisti», gridavano alcuni ragazzi. Uno scontro durissimo che ha portato all'arresto di cinque manifestanti che sono stati portati in questura e a 28 denunce.

Intanto il prefetto di Treviso, Maria Augusta Marrosu, blindata nel suo ufficio, capace di comunicare con l'esterno solo a suon di comunicati stampa, assisteva ai tafferugli davanti al «suo» palazzo. Sconfitta ed arresa alla volontà di pochi cittadini non disposti a accettare soluzioni di accoglienza improvvisate. Già, perché tutto questo, come spesso accade, si poteva evitare: l'ex caserma che ora ospita i profughi non è utilizzata da due anni, possibile che mercoledì scorso nessuno se lo ricordasse?

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