Quanto vale una borsa? La domanda alla fine è tutta lì e la risposta, scusate, dovrebbe essere perfino banale: non vale la vita di un uomo. Non importa chi sia, cosa faccia, da dove viene, se sia cristiano o "infedele". Non importa se siano Gestas e Disma, cattivi o buoni, come i due ladroni sul Golgota. Non c'è mai un buon motivo per freddare qualcuno. Non è legittima difesa. È rabbia, cieca, sprezzante, come la più futile delle vendette. La scena del crimine questa volta racconta tutto. L'8 settembre di due anni fa a Viareggio è ancora una sera di mare. È l'estate che non molla, i tavoli pieni nella Darsena, le luci basse di via Coppino e una donna di sessantacinque anni che ha cenato con gli amici si alza, saluta, sale in macchina per tornare a casa e in quei pochi metri tra il tavolo e il parcheggio la sua sera si spezza, un uomo le strappa la borsa e si allontana. I due adesso smettono di essere sconosciuti e diventano le metà di una storia che finirà male per entrambi. Il ladro si chiama Noureddine Mezgui, detto Said, 52 anni e una vita di alcol e reati di strada. È arrivato in Italia da Casablanca. Si allontana senza correre, cammina, va verso il mare lungo il marciapiede, la borsa stretta tra le braccia. Cinzia Dal Pino non urla, non chiama nessuno, non aspetta. Gira la chiave e segue il ladro lungo via Coppino. Lo raggiunge, lo punta, lo travolge, lo butta a terra. Non si accontenta. Fa retromarcia, poi di nuovo avanti, poi ancora indietro. Quattro volte, fino a schiacciarlo contro una vetrina e contro i piloni di un edificio, il metallo contro la carne. Tutto questo avviene in due minuti, con le telecamere della strada che riprendono ogni attimo. Poi il silenzio. Quando Said non si muove più Cinzia Dal Pino scende dal Suv, raccoglie la borsa, risale in macchina e torna a casa come se avesse recuperato un ombrello dimenticato. Il 52enne arrivato dal Marocco muore all'ospedale Versilia, senza neppure conoscere il nome di chi lo ha ammazzato. Ora nessuno qui sa cosa è passato nella testa di Cinzia. Non stiamo qua per giudicare. I giornalisti per fortuna non emettono sentenze. La Corte d'Assise di Luca ha condannato Cinzia Dal Pino a diciotto anni di carcere per omicidio volontario, con attenuanti generiche. Al momento è agli arresti domiciliari. L'accusa aveva chiesto l'ergastolo. È tanto o poco? Ci sono assassini che hanno pagato di meno.
C'è chi pensa che in fondo la donna si è solo difesa da un ladro, forse esagerando un po'. È che Cinzia Dal Pino ha scelto di vendicarsi da sola. Fuori da ogni legge. Il prezzo che paga è molto più caro di una borsa e non vale una vita.