Vittime e contagi, lieve calo. "Adesso basta fughe al Sud"

Primi timidi segnali positivi: "Tenete alta la guardia in famiglia". In Lombardia crescita non esponenziale

Sia chiaro: niente entusiasmi ma c'è un primo, timido segnale. Dopo il 7 marzo, il giorno in cui sono state prese le prime misure di contenimento, qualcosa si muove. La conferenza stampa della Protezione civile, snocciola come ogni giorno i dati. E ieri finalmente quel maledetto dato sui deceduti di giornata cala: 651 rispetto a 793 del giorno prima. Di poco, ma scende, per la prima volta, dopo settimane, un dato finalmente in controtendenza. Aumentano inoltre i guariti, 952 in più di ieri. Dimezzata in Lombardia la crescita dei contagi, aumentati di 1.691 contro i 3.251 di sabato. Rallenta la curva dei contagi a Brescia e Bergamo, le due province più colpite. Eppure attenzione, nessuno in questa fase esulta. «Ora come non mai è importante interrompere la catena di trasmissioni», dice Borrelli. «Quello che fa paura è il numero dei morti nel resto del Paese, c è il rischio che si cominci a vedere nel resto d'Italia quello che in Lombardia è stato sperimentato fino ad oggi», spiega Francesco Broccolo, virologo professore alla Bicocca di Milano.

E la guerra non è affatto finita. Anzi. Borrelli ha poi spiegato che il numero dei positivi è aumentato di 3.957 nelle ultime 24 ore (l'altro ieri +4.821). I pazienti ricoverati con sintomi erano ieri 19.846; 3.009 in terapia intensiva, mentre 23.783 sono in isolamento domiciliare.

«Non vogliamo farci prendere da facili entusiasmi né sopravvalutare una tendenza», gli ha fatto eco Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. «Ma rispetto alla giornata di ieri c'è un dato in lieve flessione. Non bisogna abbassare la guardia, bisogna continuare con le misure adottate e rispettare le indicazioni del provvedimento del governo». Ed è per questo che in sala stampa le parole che risuonano più spesso sono: responsabilità, prudenza, attenzione, perché le misure prese fin qui restino attive. Non si deve assolutamente abbassare la guardia perché quella che arriva sarà una settimana cruciale.

Quasi 8mila medici hanno risposto all'appello del Governo per la creazione della Task Force per il #Covid19. Uno straordinario gesto d'amore per l'Italia dove l'emergenza resta ancora altissima. «La task force di medici andrà anche nelle altre Regioni: nelle Marche c'è richiesta per una decina di medici». Mette in guardia il professor Locatelli: «È bene che i lavoratori delle aziende che da oggi - per effetto del nuovo decreto del presidente del Consiglio - non dovranno ottemperare ai loro compiti, non migrino dal Nord al Sud del Paese, se ciò accadesse rischierebbe di riaprire scenari pesanti». C'è infatti il rischio che potenziali positivi asintomatici siano veicolo di nuovi contagi in aree del Paese che in qualche modo presentano ancora numeri bassi rispetto alle elevate medie delle regioni del Nord. In Lombardia infatti si sono verificati più decessi per il coronavirus di quelli avvenuti in Cina: 3.456 nella nostra regione, 3.261 là dove il virus è comparso per la prima volta.

Intanto, arriva un altro dato che preoccupa e che rischia di minare le fondamenta della protezione civile: 12 dei suoi uomini, sono risultati positivi al coronavirus. Ne ha dato notizia lo stesso capo Borrelli, risultato negativo al tampone. «Sono state avviate tutte le procedure di tutela previste e sono state effettuate le attività di sanificazione degli ambienti di lavoro». Ma le polemiche serpeggiano. Sono settimane che i sindacati denunciano le condizioni di lavoro non sicure, e dopo il caso del viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri risultato positivo non era però cambiato molto.

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