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Politica estera

Xi, viaggio negli Usa e avviso a Washington. “Le sanzioni? Illegali”

La Cina irritata dalle misure: “Pronti a salvaguardare i nostri interessi”. Tra un mese la visita del leader alla Casa Bianca

La Cina è vicina per chi odia The Donald

La guerra in Iran assume una nuova dimensione non più solo militare ma anche economica rendendo lo scontro tra Stati Uniti e Cina ormai visibile a tutti. Dopo l’annuncio del segretario al Tesoro americano Scott Bessent dell’«Operation Economic Outcast», una nuova offensiva di sanzioni con l’obiettivo di isolare l’Iran e colpire i canali attraverso cui continua a procurarsi denaro, armi e tecnologia tra cui la Cina, non si è fatta attendere la risposta del governo cinese.

Pechino ha definito le sanzioni americane «illegali», aggiungendo che intende tutelare i propri «interessi legittimi». «La Cina ha ripetutamente chiarito la propria ferma opposizione alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite» ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian. Lin Jian ha poi aggiunto che «la guerra economica e le tattiche di massima pressione non aiutano a risolvere i problemi e non faranno altro che alimentare ulteriormente i conflitti, innescare effetti di ricaduta, sconvolgere l’ordine economico e finanziario globale e ledere i diritti e gli interessi di altri paesi» precisando che «la priorità assoluta è allentare la tensione e tornare al più presto sulla via del dialogo e della negoziazione. La Cina adotterà le misure necessarie per salvaguardare con determinazione i propri diritti e interessi legittimi».

Il principale obiettivo delle misure americane è proprio Pechino («Ogni Paese, ogni entità deve essere preparata ad affrontare le sanzioni statunitensi e... nessuno è al di sopra di questo fatto» ha dichiarato Bessent) e, se non dovesse tagliare ogni legame finanziario con l’Iran, la minaccia è l’esclusione dal sistema del dollaro statunitense. Come ha spiegato qualche mese fa la Commissione per la revisione economica e di sicurezza Usa-Cina: «Gli acquisti cinesi rappresentano circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, fornendo decine di miliardi di dollari di entrate annuali che sostengono il bilancio governativo e le attività militari dell’Iran». Si tratta di risorse imprescindibili per il funzionamento dello stato iraniano e gli acquisti cinesi sono continuati anche dopo lo scoppio della guerra con gli Stati Uniti fornendo un sostentamento economico all’apparato militare di Teheran. Inoltre la Cina contribuisce alla macchina bellica iraniana fornendo sostanze chimiche come il perclorato di sodio imprescindibile per la composizione dei missili balistici.

Intanto il 24 settembre è previsto a Washington l’incontro tra Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping ufficialmente per parlare di intelligenza artificiale ma è evidente che, tra i numerosi dossier sul tavolo dei due leader, ci sarà anche quello iraniano. La sopravvivenza della Repubblica islamica è ormai legata a Pechino e Mosca che hanno tutto l’interesse a foraggiarla in chiave anti occidentale a meno che il gioco non valga più la candela a causa delle nuove sanzioni americane ed è proprio questa la partita che sta giocando Donald Trump.

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