"Del politically correct me ne frego. Penso solo a suonare tre ore ogni sera"

Dopo il concerto superlativo alle Terme di Caracalla, canterà per la Romagna il 24

"Del politically correct me ne frego. Penso solo a suonare tre ore ogni sera"
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Zucchero chi lo ferma più. «Del politicamente corretto non me ne frega un caz..o». «L'armocromia? Per me sono tutte cretinate». «I discografici? Ora non parlano più di musica, fanno solo i conti». «Il mio nome d'arte? Quasi quasi lo cambio e ritorno Adelmo». Il bello di quest'artista è che è spontaneo, sia fuori dal palco che sopra, e immaginate quant'è raro ormai trovarne altri così. L'altra sera alle favolose Terme di Caracalla (chi altri al mondo ha un palcoscenico gonfio di storia e fascino come questo?) ha cantato per quasi tre ore, senza fermarsi praticamente mai, mescolando folk e blues, parolacce e poesia, storia e attualità. Un concerto «alla vecchia», con tanta musica suonata, parecchio sudore e non troppa elettronica perché, se hai una grande band, puoi fare un grande show anche senza pasticci digitali. Lui ci riesce e non sono in tanti. «Però quando c'è il pubblico vicino come qui ho più paura di sbagliare». Ora è nel bel mezzo dell'ennesimo tour mondiale che è appena passato dalla Scandinavia e dagli Stati Uniti (con Bocelli) ma poi si è allungato fino all'Oceania perché, sapete com'è, Zucchero ogni volta il pianeta lo vuole girare tutto. «Se vado in vacanza, dopo tre giorni mi annoio», ripete sempre.

Difatti anche a 67 anni gira come una trottola.

«Il 24 sarò al concerto Italia Loves Romagna a Reggio Emilia per aiutare chi è stato colpito dall'alluvione. Non potevo dire di no, anche se la sera prima mi esibisco a Sofia e quella dopo a Bucarest. Come fai a non esserci?» (il promoter Salzano conferma che Zucchero ha accettato in dieci secondi - ndr).

Però il 9 e il 10 sempre alla Rcf Arena di Reggio Emilia farà due date «celebrative». Ci sarà qualche ospite con lei?

«Avrei potuto invitare tanti amici, ma voglio che sia il mio concerto, non è un progetto come Zu&Co. di qualche anno fa. Ho chiesto di venire solo a Salmo, che a Sanremo ha fatto una bella versione della mia Diavolo in me. Ci sarà il 9».

A proposito, perché Zucchero non fa un «feat.» con qualche giovane rapper?

«Ho pure il contratto discografico scaduto e senza casa discografica non si fanno dischi. Pure Santana fatica a trovare un casa discografica. Comunque sì, mi consigliano sempre dei feat. per aumentare l'esposizione sui social e sul web».

E lei?

«Non me ne frega nulla o quasi».

Ormai la comunicazione passa dai social. Ad esempio l'«armocromista» citato da Elly Schlein è subito diventato un hashtag e ne hanno parlato tutti.

«Per me sono tutte caga.., a inizio carriera Armani e Versace mi mandavano tanti vestiti, ma sono ancora lì».

In buona sostanza, il Partigiano Reggiano - un suo brano celebre - andrebbe dall'armocromista?

«Ma no, non fa parte di me. Ricordo quando da studente volevo organizzare dei concerti a Forte dei Marmi, che sta alla bassa emiliana come la cravatta al maiale. La preside mi chiese se seguivo i telegiornali e io risposi di no. Allora sei un qualunquista. No, penso solo alla musica».

Alle Terme di Caracalla dedica Let it shine alla sua terra massacrata.

«L'avevo scritta per New Orleans dopo l'uragano Katrina, purtroppo si adatta anche alla Romagna».

Zucchero ha iniziato l'anno partecipando ai funerali del chitarrista Jeff Beck, un punto di riferimento della sua musica.

«Continuano a succedere cose brutte, ci sono forze oscure che aleggiano intorno a noi e forse per questo inizio il concerto con Spirito nel buio. Si spera sempre in un raggio di luce ma io onestamente non vedo ancora la primavera».

Springsteen ha suonato a Ferrara ma non ha detto una parola sull'alluvione della Romagna.

«Sicuramente non era informato oppure gli è stato chiesto di non dire nulla, anche se, per come lo conosco, non è il tipo che fa ciò che gli dicono di fare».

Sul palco ha detto che qualcuno si stupisce che il repertorio di Zucchero mescoli canzoni alte e altre persino volgari.

«Questo fa parte anche della storia del blues. Da una parte l'amore, dall'altra il gioco, la battuta».

Certi suoi testi

sono goliardici, diciamo così.

«Del politicamente corretto me ne frego. Nel brano Un giudice, De André non cantava Fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo?».

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