Si era scelto due ruoli: il poliziotto con occhiali Ray-Ban d'ordinanza e l'ufficiale di Marina onusto di medaglie sul petto. Roba da maschio alfa e difatti, ebbene sì, lui rappresentava la quota etero dei Village People. E se proprio si deve andare suoi simboli, quelle medaglie appaiono oggi come le hit del gruppo, canzoni come Macho Man, YMCA, Go West e In The Navy, tutte con la sua firma. Victor Willis se n'è andato l'altro ieri 30 giugno a 74 anni (a sole 24 ore dal suo 75esimo compleanno) "a causa di una breve e aggressiva malattia", come ha scritto la moglie Karen-Huff Willis sui social, e il mondo della disco music, per un giorno, non vestirà paillettes. Dalla nascita della mitica "concept-band" americana nel 1977 fino al 1980, e poi dal 2017 ad oggi, Willis è stato il frontman del gruppo goliardico e vincente che, come tratto distintivo, voleva rappresentare il popolo americano attraverso le sue icone culturali e professionali (dall'operaio di cantiere al soldato, dal motociclista al cowboy, fino al nativo americano): tutti macho men, tutti coi baffi, tutti in salute, con una spiccata predilezione verso il medesimo sesso e un'ironia che li ha resi vere e proprie icone della comunità Lgbtq+. Un circo di buona musica e di colori, una voglia di festa che, sin dal nome, evocava il Greenwich Village di New York e il mondo che a Donald Trump dovrebbe far venire le bolle. E invece. I Village People sono stati negli ultimi tempi al centro di un caso "ideologico" non da poco: icona della comunità gay, la band guidata da Willis è al contempo la prediletta del bullo meno amato dai gay d'America. Un gradimento al quale la band non si è negata, tanto da eseguire YMCA al comizio pre-insediamento di Trump nel gennaio 2025. Trump ha colto la palla al balzo sul suo social Truth e su Willis ha scritto: "Era un uomo fantastico e allegro, che apprezzava molto il fatto che io utilizzassi la canzone del suo gruppo, Ymca, durante i miei raduni". Ce n'è abbastanza per uno di quei cortocircuiti che, nel rigido slalom tra i paletti del politicamente corretto, mandano ai matti i liberal. Sarà che Victor Willis era un texano (e, si sa, il motto del Lone Star State, è "non metterti a litigare col Texas"), sarà che era figlio di un predicatore battista, sarà che solo due anni fa, nel 2024, il cantante aveva annunciato l'intenzione di intraprendere azioni legali contro chi attribuisse alla sua YMCA allusioni gay, quel che è certo è che la musica, soprattutto quella dei Village People, è di quelle che fanno muovere i piedi e il corpo.
Di tutti: etero e gay, bianchi e neri, democratici e repubblicani. In uno dei decenni più ideologici e radicali del Novecento, gli anni 70, la disco music fu una ventata di aria fresca. E i Village People su quell'aria surfavano alla grande.