Il predicatore della povertà a capo di una holding che incassa 10 milioni all’anno

Ventiquattromila baci, 125 milioni di caz..te e qualche milione di euro di fatturato all’anno. La formula vincente di Celentano mescola pauperismo, ecologismo apocalittico e francescanesimo nazional popolare, ma quando si tratta di business Adriano e famiglia mettono da parte il saio per prendere la calcolatrice e fare abilmente di conto. La gestione degli affari è in mano alla moglie Claudia Mori, anche se la maggioranza delle quote che contano spetta al Re degli ignoranti. La Celentano Spa ha un giro d’affari che varia tra i 6 e i 10 milioni di euro all’anno, ed è composta da sette società, in cui partecipano con margini diversi il Molleggiato, la Mori e la figlia Rosita.
La galassia societaria copre tutti i rami dell’estro celentaniano, dalla musica ai diritti d’immagine, alla televisione, con un capitolo a parte per le case, dove - ancora - il dominus è la Mori. La coppia ha creato una holding, la General holding Srl, che gestisce partecipazioni, produzioni e immobili, e nel 2006 ha chiuso con 420mila euro di «guadagni». I soldi veri però arrivano dalla Clan Celentano Srl, impresa con sede a Milano fondata nel 1961, così strutturata: il 67,77% di Celentano, il 2,33% della moglie e il 10% di Rosita (che però ha solo la nuda proprietà, mentre l’usufrutto è del padre). Nel 2006 la Clan Srl chiuse il bilancio portando a casa quasi 3 milioni di euro (2.950.000), mentre nell’ultimo bilancio, chiuso il 31 dicembre 2008, si legge che il valore della produzione è stato di 2.276.000 euro.
La voce più considerevole nelle entrate è fatta dagli show tv. Basti pensare che nel 2005 la Clan Srl chiuse un contratto di 1.400.000 euro con la Rai solo per quattro puntate di Rockpolitik. Il servizio pubblico è il principale datore di lavoro per il Clan, che si muove con grande destrezza palleggiando i suoi diversi interessi per massimizzare gli incassi. Gli show televisivi, pagati profumatamente dal servizio pubblico (anche perché il Molleggiato garantisce share impressionanti), servono da traino per i cd in uscita, oppure da merce di scambio per altre trattative. L’album Io non so parlar d’amore fu la colonna sonora di Francamente me ne infischio su Raiuno, e in quel modo Celentano ci guadagnò due volte: con l’ingaggio Rai, e con le vendite del suo disco che, non a caso, sfiorò 2 milioni di copie, alimentando le casse della Clan Edizioni Musicali Srl, sorella gemella della società che produce lo show tv (l’altra società che si occupa di musica è la Lunaparc edizioni Srl, che però muove meno soldi, nel 2006 ha fatturato solo 280mila euro).
Lo stesso giochetto è stato fatto anche per l’altro show, La situazione di mia sorella non è buona, titolo di un brano del cd in promozione all’epoca, o per l’album Esco di rado e parlo ancora meno, trainato da 125 milioni di caz..te, sempre su Raiuno. Un palleggio alla Kakà, tra tv e music store, da vero uomo di marketing, che però si addice poco all’abito consunto del profeta di povertà che Celentano ama indossare.
Anche i regali sono fatti in ottica di «Sua maestà il profitto». Quando l’ex direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, lo pregò di intervenire a Sanremo per risollevare gli ascolti, Celentano accettò, ma non secondo la logica francescana del dono. Lo fece ottenendo in cambio la messa in onda della fiction su Alcide De Gasperi, prodotta dalla Ciao Ragazzi Srl, la società della moglie Mori.
Un’altra materia su cui il profeta Celentano punta al sodo è quella dello sfruttamento dei diritti d’immagine, una gallina dalle uova d’oro su cui il Molleggiato (seguendo l’esempio di Benigni) ha messo gli occhi. La Rai è proprietaria di centinaia di ore televisive di Celentano, materiale con un enorme valore sul mercato. Il Re degli ignoranti ha chiesto di ottenere i diritti di quei filmati d’archivio, mercanteggiando su questa base l’ipotesi di un suo ritorno sugli schermi della tv pubblica. Nel frattempo ha venduto, con pacchetto all inclusive, un cartone animato autobiografico in 26 puntate alla Sky di Rupert Murdoch, pare per un compenso da favola.
Il resto della Celentano Spa si muove sul terreno immobiliare, con due distinte società: la Neve Immobiliare Srl (Mori al 90% e Celentano al 10%), la Locus Amoenus Immobiliare Società semplice. Gli immobili di proprietà della coppia hanno un valore complessivo di 10 milioni di euro, senza contare la villa di Galbiate (Lecco) dove l’artista vive. Villa che costò cara a un povero (lui sì) contadino della zona. Celentano l’ecologista, l’amante della natura e degli animali indifesi, lo portò in pretura perché faceva pascolare le sue mucchine e le sue caprette troppo vicino alla villa del Molleggiato.

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