In questi giorni, si sente parlare di qualsiasi tipo di sistema elettorale esistente in natura: dal porcellum calderoliano corretto, al proporzionale alla tedesca con soglia di sbarramento. Dal mattarellum riveduto, al tatarellum delle regionali. Dalla riforma Chiti, che entrerebbe in vigore nel 2016, al sistema che uscirebbe dal referendum elettorale per il quale è partita proprio ieri, anche a Genova, la raccolta di firme.
Quello che però si sente dire troppo poco è che nessuno di questi sistemi, di per sè, assicura la vera riforma necessaria: la scelta dei parlamentari da parte dei cittadini. Già il sistema dei collegi uninominali, spesso, non assicurava la volontà degli elettori. Tanto per restare qui, ad esempio, chiunque di centrodestra fosse candidato nella provincia di Imperia, feudo bianco ed azzurro, aveva la quasi matematica certezza di essere eletto. Così come chiunque di centrosinistra corresse a Sarzana poteva già stamparsi il titolo di «on.» addirittura prima che aprissero le urne. Poi, certo, poteva capitare che il centrodestra perdesse il collegio del Tigullio o quello di Albaro-Nervi. Ma questo era un miracolo alla rovescia non dovuto alla legge elettorale, ma allinsipienza dei partiti, specialità della Casa locale.
Con lattuale legge elettorale va addirittura peggio: le liste bloccate - non a caso copiate da un modello regionale toscano, una sorta di stalinismo dellurna - permettono ai partiti praticamente di nominare deputati e senatori, di cooptarli, anzichè di eleggerli. E questo è quanto di più antidemocratico esista in natura. Del resto, basta leggere il nome degli attuali deputati liguri - Unione o Casa delle libertà fa poca differenza - e chiedersi cosa fanno o se li si conosce. Dalle risposte, potete capire il valore di questa legge.
Ecco, da oggi cè un modo per far sapere che tutto questo ci fa schifo.
Si firma sul sito www.unparlamentodicittadini.net o, nei prossimi giorni, ai banchetti. La prima firma ligure è la mia.