Il presunto stupratore Bianchini se la prende con il Pd: «Espellermi? Una misura stalinista»

LE VISITE Ieri l’uomo ha avuto un colloquio con i genitori e col garante dei detenuti

Il presunto stupratore  Bianchini se la prende con il Pd: «Espellermi? Una misura stalinista»

Sta gradualmente riprendendo contatti con il mondo, il suo mondo. Quello politico, contro cui ieri ha sparato a zero: «L’espulsione dal Pd sembra quasi un misura stalinista, comunque saluto tutti i compagni che mi conoscono». E quello familiare: Luca Bianchini, l’uomo sospettato di essere lo stupratore seriale di Roma, ieri in carcere ha ricevuto la visita dei genitori. A cui ha ribadito la sua innocenza: «Non credete a quello che scrivono i giornali - ha detto - sono tutte menzogne, state tranquilli».
Il colloquio è durato circa un’ora e non ci sono stati pianti o momenti di particolare tensione emotiva: il ragioniere 33enne, ancora una volta, ha mantenuto la calma. E soprattutto ha potuto finalmente cambiarsi i vestiti, visto che da cinque giorni, ovvero dal momento dell’arresto di venerdì, indossava sempre la stessa maglietta, ormai lurida.
Dopo i genitori è stato Angelo Marroni, il garante dei diritti dei detenuti del Lazio, a incontrarlo in una saletta del carcere di Regina Coeli. Il presunto violentatore è apparso «addolorato ma sereno, perché - ha spiegato Marroni - confida ancora nella magistratura». «Viene trattato bene - ha aggiunto - è tutelato e garantito. Sul piano umano sono rimasto colpito dall’aria dolce e dall’estrema sensibilità politica di Bianchini. Di sicuro le immagini pubblicate dai giornali non gli rendono giustizia. “Vengo male in foto”, mi ha risposto lui. È un bel ragazzo, con un’aria molto dolce e soprattutto giovanile».
Non si fermano intanto le indagini: l’abitazione nel quartiere di Cinecittà Est e quella dei genitori al Torrino, gli uffici della società per cui lavora e il circolo Pd sono stati perquisiti dagli agenti della squadra mobile su delega dei pm Maria Cordova e Antonella Nespola. In particolare si cerca lo slip che l’uomo avrebbe sottratto a una delle donne violentate, insieme con il passamontagna che indossava al momento degli abusi. Due elementi che certamente, una volta entrati in possesso degli inquirenti, renderebbero più robuste le tesi dell’accusa.
Tra gli altri oggetti prelevati dall’abitazione del ragioniere c’è anche il suo personal computer, il cui contenuto sarà esaminato da un tecnico; e poi abiti, scarpe e medicinali. Per quanto riguarda il vestiario sarà invece analizzato dagli esperti della scientifica alla ricerca di tracce riconducibili alle vittime degli stupri, le quali saranno anche chiamate a verificare se le scarpe corrispondono a quelle che ricordano di aver visto indossate dal loro aguzzino. Esito negativo, a quanto si è appreso, ha invece dato sia la perquisizione svolta nella postazione di lavoro al circolo del Pd del Torrino che in quella presso la società dove Bianchini lavorava. In entrambi i luoghi vi erano solo documenti e non c’era alcun armadio o cassetto di sua esclusiva proprietà.
Pronta anche la replica del suo avvocato, Giorgio Olmi: «Non so cosa cerchino, ma se continuano con le perquisizioni vuol dire che non hanno una prova comleta e neppure concreta». Il legale che lo difende ha anche rivolto un appello «a tutti i parlamentari di qualsiasi schieramento, affinché vadano a Regina Coeli per incontrare il mio assistito e constatare che tipo di persona è».
Ieri è trapelata anche la notizia che il presunto stupratore seriale, tra aprile e maggio, era stato fermato ad alcuni posti di blocco nei pressi delle zone dove furono consumati gli abusi sessuali. Alcuni sostengono che il sospetto avrebbe cercato di farsi controllare più volte per crearsi un alibi, altri che la conferma della sua presenza sui luoghi delle aggressioni, di fatto, ne aggraverebbe la posizione.

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