Il professore di Wells mette Dio sotto esame

La missione dell'insegnamento e quella della fede in un serrato dialogo sul destino dell'umanità

Il professore di Wells mette Dio sotto esame

Anche H.G. Wells in persona si fece un bel viaggetto a bordo della macchina del tempo. Nel senso che per lui, cronologicamente, viene prima il futuro del presente. Infatti La macchina del tempo, appunto, insieme a La visita meravigliosa, L'isola del dottor Moreau, L'uomo invisibile, La guerra dei mondi, Il risveglio del dormiente, I primi uomini sulla Luna, cioè le opere in virtù delle quali è ciò che è, nel casellario letterario, vale a dire uno dei padri della fantascienza colorata di fantasy e di distopia, precedono i romanzi di stampo, diciamo così, sociale o, in senso lato, politico-utopistico.

È quindi da salutare con favore, a ben 91 anni dalla prima edizione dei Fratelli Treves, il ritorno nelle nostre librerie di Kipps. Storia di un'anima semplice (Castelvecchi, pagg. 335, euro 19,50, traduzione di Valentina Capocci rivista da Lavinia Emberti Gialloreti). Scritta nel 1905, dopo le citate pietre miliari della produzione wellsiana, questa educazione sentimental-social-economica di un proletario del commercio, incolto e ingenuo, si regge sulla chiave di volta di un'eredità inattesa giunta a sconvolgere la vita del protagonista.

Ebbene, il caso (editoriale) vuole che un sostanzioso lascito sia (non diremo in quali termini, per non fare un dispetto al lettore) uno dei tre colpi di scena finali di un altro romanzo di Wells datato 1919 non catalogato come science fiction, ora disponibile per la prima volta in italiano: The Undying Fire, ovvero Fiamma viva (Edizioni della Sera, pagg. 227, euro 14, traduzione di Elisabetta Motta, postfazione di Carlo Pagetti, da domani in libreria). È un dialogue novel, altro genere nelle corde del nostro autore, incline a sviluppare in forma dialogica un determinato tema attraverso il confronto fra personaggi posti su versanti confliggenti. Qui, oltretutto, il tema è di quelli tosti: nientemeno che Dio. Un Dio chiamato, a prima guerra mondiale ancora calda, a giustificare l'orrore inflitto al mondo. Al mondo in generale e al dialogante principe, il professor Job Huss. Il suo nome non è scelto a caso da Wells. Novello Giobbe, il povero schoolmaster nella scuola pubblica in cui lavora deve avere una pazienza degna del suo omonimo per sopportare, nell'ordine: un'epidemia di morbillo che uccide due studenti; un'esplosione nel laboratorio di chimica che fa un'altra vittima; un incendio che ne aggiunge altre due. Seguono il suicidio dell'amico avvocato curatore di tutte le sue finanze, il quale ha convertito le sterline in rubli per amore della Russia, mandandolo in rovina e soprattutto la notizia della morte dell'unico figlio, aviatore abbattuto dai tedeschi. Il dolore sta uccidendo psicologicamente il prof che con la moglie si rifugia in un'umile pensioncina. Ma a colpirlo sono anche i dolori fisici, come quell'insistente mal di testa... Tumore è l'autodiagnosi, confermata dalla visita di un medico.

Non bastassero tali catastrofi, a far visita a mister Huss sono i tre boss del suo istituto, recandogli l'ultima brutta nuova: è tempo di cambiare, la tua impostazione umanistica degli studi è destinata a fare dei nostri allievi dei falliti, nel mondo di oggi. Paradossalmente, questo colpo basso infonde a Job la forza per controbattere punto su punto alle argomentazioni dei nemici. In tema di educazione, certo, ma anche di religione, visto che quella che lui ha intrapreso la vive come un'autentica missione: fornire agli allievi gli strumenti culturali indispensabili per affrontare le sfide della vita. Il convitato di pietra, nella drammatica battaglia che si sviluppa, è, come detto, Dio. Huss dapprima lo mette, per così dire, di fronte alle sue responsabilità, sciorinando le crudeltà della Natura matrigna e gli errori, dettati da superbia ed egoismo, del suo figlio più infido, l'Uomo, guerre in primis, naturalmente. E gli altri rispondono con il disegno comunque intelligente del Creatore. Fino a quando entra in scena, dopo gli uomini devoti alle sterline non meno che al Signore, il medico, l'uomo di scienza. E il nichilismo fatalista di quest'ultimo ha la funzione di volgere in positivo il ritratto di Dio tracciato dal Nostro.

Non è Lui il colpevole, lo siamo noi, incapaci di assorbire, per quanto ci

è possibile, la sua potenza benigna e di assecondarla. E così il darwinismo filosofico di Wells, dopo aver sfiorato l'ateismo senza abbracciarlo, in qualche modo applica la teoria dell'evoluzione anche all'Essere Supremo.

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