Pronto soccorso presi d’assalto: falso allarme per 1 paziente su 5

Decisa la riorganizzazione dei servizi con centri specializzati per risolvere i piccoli disagi e non rallentare gli interventi urgenti

Pronto soccorso presi d’assalto: 
falso allarme per 1 paziente su 5

Arrivano in pronto soccorso quasi fossero tra la vita e la morte. Ma non hanno nulla o vengono catalogati come semplici codici bianchi, ben lontano dalla vera emergenza. Sono i pazienti che utilizzano l’ospedale come fosse un ambulatorio, come fosse la sala d’attesa del medico della mutua. Chiedono aiuto per un banale mal di pancia o per un taglietto al dito, arrivano convinti di avere l’influenza suina quando invece hanno a malapena 37,5 gradi di temperatura.
In base ai dati della Regione Lombardia, un accesso su cinque al pronto soccorso non è appropriato. Cioè: si tratta di un caso che potrebbe essere tranquillamente gestito dal medico di famiglia. O curato con un’aspirina. C’è poi qualche furbetto che approfitta del pronto soccorso per fare gli esami gratuitamente o per saltare le code e accorciare i tempi d’attesa.
Al Policlinico, su 53mila urgenze all’anno, il 26 per cento sono falsi allarmi: si tratta per lo più di pazienti che chiedono una visita dermatologica o un controllo da parte dell’otorino, poiché l’ospedale è l’unico che garantisce il servizio 24 ore su 24. "In base a una nostra indagine su 600 pazienti - spiega Valter Monzani, responsabile della divisione di medicina d’urgenza del Policlinico - risulta che il 40 per cento si rivolge a noi anche per disturbi minimi perché ha l’ospedale vicino a casa o perché ne approfitta per fare tutti i controlli necessari. Se ci fosse un altro servizio più leggero, si rivolgerebbero a quello". Idem al San Raffaele: "Le non urgenze sono in aumento - spiega il coordinatore medico del Pronto Soccorso Marzia Spessot - soprattutto nel fine settimana". Il San Carlo da un paio di anni ha aperto un ambulatorio, parallelo al pronto soccorso, fatto apposta per i codici bianchi: in questo modo si riescono a gestire meglio le emergenze e sono stati del tutto azzerati gli abbandoni da parte di chi era costretto ad aspettare per ore nell’atrio. "Da noi - spiega Stefano Guzzetti, responsabile del dipartimento emergenza-urgenza del Sacco - il 25 per cento dei pazienti che si presentano al pronto soccorso potrebbero avere risposte da altre strutture. Vengono qui perché dicono che non riescono a trovare il loro medico o non si fidano. Tuttavia in questo 25 per cento non è giusto calcolare anche quelli che presentano un sintomo, anche se poi il disturbo si rivela solo ansia. Quelli è bene che vengano a farsi visitare". Contro abusi del servizio e sovraffollamenti, il direttore generale della sanità Carlo Lucchina sostiene che la soluzione migliore sia rafforzare l’assistenza extra ospedaliera. La bozza del nuovo piano socio sanitario, appena approvato dalla giunta lombarda, prevede il potenziamento dell’assistenza a domicilio, delle cure al di fuori dell’ospedale e la creazione dei cosiddetti low care, ospedali intermedi dove garantire ai pazienti cronici assistenza medica e infermieristica. "Tuttavia - spiega l’assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani - finché non esistono queste strutture e finché non possiamo garantire un servizio alternativo, dobbiamo rispettare la scelta di molti pazienti di rivolgersi al pronto soccorso anche quando non c’è l’emergenza. Per questo oggi chiediamo agli ospedali di avere anche una funziona territoriale". Il primo passo per risolvere il problema sarà creare una "corsia differenziata" per i codici bianchi, perché i casi banali non si accavallino con i codici rossi. Come già avviene al San Carlo.