Maurizio Cabona
Primo romanzo di Ian Fleming con James Bond come protagonista, Casinò Royale (Garzanti, poi Guanda) è del 1953, quando Stalin era vivo e in Corea si combatteva. Mostra un Bond ancora mortale e non ancora semidio, un giovanotto solo un po' più mascalzone e fortunato di altri.
Eppure il romanzo ha ispirato - prima di quello in uscita - il titolo (e poco altro) del peggior film dei tanti su 007: James Bond - Casinò Royale diretto nel 1967 da una raffica di registi (Val Guest, Kenneth Hughes, John Huston, Joe McGrath e Robert Parrish) e interpretato da David Niven, Peter Sellers, Orson Welles, William Holden, Charles Boyer, Woody Allen, Ursula Andress, Deborah Kerr, Barbara Bouchet, Jacqueline Bisset, Jean-Paul Belmondo e George Raft.
I produttori di James Bond - Casinò Royale infatti non erano riusciti a ingaggiare Sean Connery, già stufo di Bond. Avevano dunque ripiegato su David Niven, uno degli attori che Fleming voleva in quel ruolo. Buona idea, rovinata da una cattiva: farne una parodia. A ciò s'aggiunse il comportamento di Sellers (anche lui è Bond, seppur con altro nome), teso perché stava perdendo Britt Ekland.
Dimentichiamo pure quel vecchio film, senza sperare nel nuovo con Daniel Craig, il cui Bond è ignorante, come giustamente ci si immagina che sia largamente il pubblico attratto, oggi, da questo personaggio che, un tempo, attraeva statisti e diplomatici, giornalisti e viaggiatori. Ma ricordiamo che Casinò Royale è, della serie, il romanzo più vicino alla cupa realtà della spia, che non è un mestiere pulito. Capita a 007 di essere perfino sodomizzato con un battipanni.
Chi ragioni secondo il politicamente corretto, si sorprenderà infine che il cattivo, Le Chiffre, abbia tratti che oggi s'applicherebbero inevitabilmente al buono: «Deportato politico a Dachau. Apparentemente colpito da amnesia e da paresi alle corde vocali (simulazioni?). Riacquista l'uso della parola dopo varie cure, ma continua a dire di aver perso la memoria, a eccezione di vaghi ricordi dell'Alsazia-Lorena e di Strasburgo, dove viene trasferito nel settembre 1945 con passaporto di apolide. \ Orecchie piccole con lobi larghi, che rivelano la presenza di sangue ebraico».
Non solo: l'apolide è diventato nel 1953 un noto sindacalista comunista in Francia, finanziato dai sovietici. Anziché nell'emancipazione del proletariato, ha investito però quei soldi nell'acquisizione d'una catena di postriboli...