Quando l’Inter comprò Lavezzi e Ronaldo

Un mestiere nel mestiere, qualcosa di abbastanza complicato. Chiami un procuratore per avere notizie del suo assistito e lui ti parla di tutto tranne che del suo assistito. Anzi alla fine ti convinci che per avere notizie di un calciatore non devi mai chiamare il suo agente. Ricevi notizie sparse, colpi possibili, trattative mai nate, progetti, tanti se, gossip. Poi all’improvviso da quel procuratore esce un nome che ti dà il titolo, non è un calciatore della sua scuderia, è solo un anello di una possibile operazione e quando cerchi verifiche scopri che a cascata potrebbe succedere di tutto, anche che un assistito del procuratore con cui hai parlato trovi un ingaggio. Che combinazione. E se scrivi tutto è pubblicità involontaria a costo zero. Lo fai pensando di fartelo amico ma è solo un’illusione. Occuparsi di calciomercato è come uscire in mare aperto su un canotto, sei in balia degli agenti atmosferici, stessa razza degli agenti calcistici. Eppure senza di loro saresti zero, ogni giorno uno spettacolo, un centro e un buco. Noi del Giornale come sempre in prima fila, una voce fuori dal coro come quando il 14 gennaio, sessione invernale, uscimmo con uno strillo addirittura in Prima pagina: «Pazza idea di Mourinho, togliere a Ferguson la Champions e Ronaldo». Il viaggio di Josè a Manchester aveva fatto il resto. Ci rendemmo conto dell’azzardo ma quando quattro giorni dopo il News of the World rivelò che c’era stato un incontro segreto fra Mourinho e il Pallone d’Oro in occasione del match tra lo United e il Chelsea, fu un piccolo trionfo. E nelle nostre pagine dello sport quel giorno il capolavoro venne incorniciato da un’altra certezza: «Kakà è incedibile», storta più che giustificata: «Kakà non si tocca», aveva dettato il Cavaliere. Siamo anche riusciti a ripeterci alla grande, il 5 agosto per noi Fabregas era già del Milan dopo vertice societario a Milanello: «Galliani avrebbe già in mano l’accordo». La più bella in pieno agosto, giornata abbastanza afosa da friggere i cervelli deboli: «Lavezzi all’Inter», con dietro una sceneggiatura bellissima già pronta. E solo un film era, delle nostre menti. Ma ci stava tutto, lo shampoo di De Laurentiis al giocatore che sembrava quasi fuggito da Napoli e non se ne avevano notizie, poi il gossip che voleva Ezequiel incastrato in una storia torbida e l’innesto perfetto di Antonio Cassano. E così Donadoni darà nuovamente la maglia azzurra al Bell’Antonio, scrivemmo, vaneggiando un’Inter che lo prende dalla Samp per girarlo al Napoli per Lavezzi. Oltretutto il Napoli continuava a comprare e non vendeva, una trama affascinante e più che possibile. In collaborazione con un’altra testata abbiamo confezionato la notizia, peraltro un successone se si contano quanti la presero sul serio e ci lavorarono sopra con molta professionalità (prima pagina di Gazzetta del 29 luglio, qualcosa che ci inorgoglì).
Con Quagliarella all’Inter il Corriere dello sport aveva costruito le sue certezze sulla nuova inter, meglio non parlare di Diamanti. Trezeguet al Milan non è stata roba nostra, come De Agostino già fatto alla Juve da una vita, scritto da tutti, così come Pirlo al Chelsea che aveva già firmato, iscritto i suoi figli alla scuola inglese e trovato casa a Stamford Bridge. Mica male anche la storia di Adriano al Milan e la decina di centravanti pronti a sbarcare a Milanello, il tormentone Dzeko su tutti, uno che prima conoscevano solo gli intimi che frequentano l’October fest.
E poi anche quest’estate sono successe cose che hanno fatto vacillare quelle poche certezze, una su tutte la vicenda Luca Toni alla Roma. Lo annuncia il suo agente José Alberti: «È praticamente fatta». Poche ore dopo si fa vivo Tullio Tinti: «Quel tipo non lo conosco, sono io l’unico ad avere la procura». Del resto la Roma ha fatto perdere i contatti anche ai più scafati esperti di mercato, da Floccari a Crespo passando per Shevchenko, Pazzini, Pavlyuchenko, Matri, Acquafresca, Suazo, Huntelaar, Iaquinta e Sorrentino, un vero mercato alla Florentino Perez. Poi Zamparini fece quell’uscita magari infelice: «La Roma? Ma se non c’hanno una lira». Sì, ma se devi scrivere di mercato, che importanza ha se circolano i soldi, tu devi solo far circolare le idee.