C'è soltanto da essere grati del fatto che i regimi fascista e nazista siano stati abbattuti dagli Alleati con la Seconda guerra mondiale. Però la Storia non deve essere mai edulcorata o trasformata in un santino apologetico. L'enorme sforzo militare compiuto in Italia dagli Alleati, caratterizzato da un altissimo prezzo di sangue, è stato anche caratterizzato da un altissimo livello di violenza e di sofferenza inflitto ai civili italiani. È il lato oscuro di un processo che ci ha portato verso la democrazia, ma ad un prezzo molto alto. Un lato che è stato a lungo ignorato anche per motivi di geopolitica, dopo la guerra per la nuova Italia repubblicana, finanziata con il piano Marshall e non solo, era complesso porsi in modo critico verso i liberatori, a partire dagli Stati Uniti.
Sono stati ben pochi gli sforzi per raccontare la sofferenza della popolazione, tra quelli artistici spicca
La Ciociara di Alberto Moravia trasformato poi in film da Vittorio De Sica. Più recentemente ci sono stati lavori come il reportage vergato dalla giornalista francese, di origine italiana, Eliane Patriarca che ha visitato, parlando con testimoni e storici locali, i luoghi in cui avvennero le così dette "marocchinate": La colpa dei vincitori. Viaggio nei crimini dell'esercito di liberazione (Piemme 2018). Ora per i tipi di Italia Storica arriva in libreria a firma di Massimo Lucioli Liberators! (pagg. 334, euro 35). Molto eloquente il sottotitolo: "La liberazione tradita. I crimini di guerra e contro l'umanità degli alleati verso la popolazione italiana, 1943 -1947".
Ovviamente non si tratta in nessun modo di un'operazione volta a sminuire il peso e le colpe del fascismo. Piuttosto a valutare realisticamente il peso e gli effetti di una campagna militare che impattò pesantissimamente sulla popolazione della penisola e di cui a lungo si è taciuto. Il volume, che ha anche un notevolissimo apparato fotografico parte dai dati raccolti dalle autorità italiane del Regno del Sud che sono di per se stessi molto indicativi. Si stima che, in totale, oltre 23mila italiani subirono incidenti, violenze fisiche e morali, aggressioni, omicidi e stupri causati dalle truppe d'occupazione. A partire dai soldati americani, raccolsero i dati divisi per soldati bianchi e di colore. "I soldati americani bianchi causarono 113 omicidi, 379 ferimenti e oltre 500 episodi di violenza e risse, oltre a più di 1.100 incidenti automobilistici con feriti e 17 violenze carnali consumate. Anche i soldati americani di colore furono responsabili di decine di omicidi e aggressioni, con 18 violenze sessuali consumate e 27 tentate. Le truppe britanniche registrarono numeri simili".
Nel caso delle truppe francesi invece il numero di crimini contro i civili è nettamente spostato verso le truppe coloniali, riconfermando in pieno la narrazione delle marocchinate: "I soldati francesi di colore furono responsabili di 125 omicidi, migliaia di furti e risse, e ben 1935 violenze sessuali consumate".
Dati che Lucioli integra con il vero cuore della ricerca ovvero la documentazione primaria archivistica, soprattutto quella reperita nell'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito di Roma e nell'Archivio centrale dello Stato.
Non c'è lo spazio in un articolo di giornale per fare un riassunto di tutti i casi citati dal volume. Vale la pena mettere l'accento su alcuni di quelli che si svolsero de facto sotto la spinta degli stessi comandi e non a partire dall'iniziativa dei singoli soldati (in qualunque esercito sono rintracciabili dei criminali). Già con lo sbarco in Sicilia il generale Patton provvide a caricare le sue truppe con una serie di discorsi sanguinari. Il 10 luglio 1943, poche ore dopo lo sbarco tra Licata e Gela, una dozzina di carabinieri si scontrarono a Passo Piazza con elementi della 82esima Divisione aviotrasportata Usa. Avevano una divisa nera, furono presi per fascisti, 9 furono uccisi a sangue freddo dopo essere stati catturati. Due giorni dopo nei pressi dell'aeroporto di Comiso ci fu una strage di prigionieri italiani e tedeschi, a denunciarla fu il giornalista britannico Alexander Clifford, ma anche in questo caso, nonostante le promesse di Patton a Clifford, non si arrivò mai ad un processo. Questo per non parlare delle condizioni, anche alimentari, in cui spesso si trovarono i civili, nei territori amministrati dagli Alleati.
La fame fece scoppiare rivolte soppresse nel sangue e spesso la prostituzione, diffusissima ad esempio in città come Napoli, era l'unica possibilità di sopravvivere per moltissime giovani donne. È un pezzo di Storia che non ha più senso negare, va studiato e capito, per quanto amaro.
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