Quei tribunali dove i killer sono giudici

Ponzone, in dialetto Piemontese Ponson, è un piccolissimo comune al confine tra la provincia di Savona e di Alessandria, conta circa un migliaio di anime, è composto da alcune frazioni disposte lungo la provinciale: Pianlago, Caldasio, Chiappino, Cimaferle, Toleto, Abasse, Piancastagna e Moretti di Ponzone. La zona è collinare, con dei bellissimi scorci paesaggistici. La popolazione ha avuto, da sempre la cultura caratteristica di questi luoghi: caccia, castagne e funghi e niente altro. Nel corso della resistenza, la zona divenne strategica per le formazioni partigiane comuniste, che effettuavano attacchi alle truppe della Repubblica sociale italiana nel Sassellese e poi ripiegavano sulle colline attorno a Ponzone. Dopo il 25 aprile anche in questi posti si consumarono le solite atrocità, con la solita giustificazione.
La Brigata partigiana che operava in zona, apparteneva alle formazioni Garibaldine, ed era la Brigata «Emilio Vecchia», precedentemente nominata «Cristoforo Astengo», il capo era tale Giovanni Battista Vanni e il Commissario Politico era Augusto Cavallero. I contadini della zona, in particolare quelli che abitavano i casolari più isolati, mal sopportavano la presenza e i movimenti delle bande partigiane, visto che spesso avvenivano, da parte di questi, requisizioni di animali da cortile o di derrate alimentari, generi importantissimi per le famiglie dei contadini, spesso formata da due adulti e alcuni adolescenti, la cui sopravvivenza era legata, soprattutto nei mesi invernali, agli animali da cortile, galline e pecore e alle poche piante che riuscivano a coltivare: un chilo di patate era una piccola ricchezza.
D’altra parte in quelle zone rurali, i partigiani comunisti imponevano il loro volere con la forza delle armi, opporsi alle requisizioni di derrate sarebbe stato molto pericoloso.
In questo contesto, due giovani donne, Giovannina Innocenti di 31 anni, sposata e madre di tre figli, e Pierina Assunta Ivaldi di 29 anni, nubile, di professione sarta, abitanti con le loro famiglie a Pian Castagna, case Viazzi, vengono prese di mira dai partigiani rossi che nel pomeriggio del 6 aprile 1945, si recano presso le loro abitazioni e sotto la minaccia delle armi, tagliano loro i capelli, come vecchio e collaudato sfregio per una donna accusata di essere una spia al servizio dei fascisti. Si trattava ovviamente della solita ed abusata falsa accusa.
La sera stessa, del 6 aprile 1945, alle 21, i partigiani ritornano e prelevano le due donne, senza che i loro parenti possano opporre resistenza. Sarà l’ultima volta che le vedranno vive. Le donne vengono trascinate, per alcuni chilometri, in direzione di La Carta, frazione di Palo, in un accampamento della brigata Partigiana situato in una vecchia casa abbandonata in zona denominata «In Cravin», in un avvallamento chiamato Valle Scura. Qui, lontano dalle strade percorse dai contadini, si eseguivano le esecuzioni sommarie, a decine ogni settimana. I contadini di Ponzone e delle frazioni, all’imbrunire sentivano le raffiche dei mitra partigiani spezzare il silenzio della sera: ogni raffica era un morto che si andava ad aggiungere ad altri.
Le due ragazze verranno assassinate, in più dovranno subire abusi sessuali da parte di ventisette criminali che si daranno il cambio nella loro azione scellerata, sino al giorno successivo. Quindi i loro poveri corpi saranno seppelliti sotto un leggero strato di terra, nel bosco, in posti separati. Il marito di Giovanna e il padre di Assunta Pierina si fanno aiutare da altri amici e parenti, riescono a trovare i cadaveri e danno loro cristiana sepoltura nel Camposanto di Ponzone. I carabinieri della Stazione di Ponzone, dopo qualche tempo, si muovono e indagano, per omicidio premeditato, su due personaggi: Vanni e Cavallero che guidano il distaccamento partigiano locale.
Questi dicono agli inquirenti, nel 1949, di aver dovuto giustiziare le due povere donne, in quanto, a loro dire, erano spie fasciste, e si dicono pronti a fornire le prove di questa loro affermazione. Ovviamente anche in questo caso arriva, con tempismo, la comunicazione ufficiale del Comando di Brigata e del Cnl, addirittura di un processo «celebrato» dal tribunale partigiano alle due donne.Per la cronaca, il presidente della «Alta corte di giustizia» è lo stesso Vanni e il vice presidente è Cavallero, giudici e boia allo stesso tempo in malvagia quadratura del cerchio.
Nessuno di loro sconterà un solo giorno di galera. Ho incontrato i parenti delle due donne e non hanno dimenticato ciò che accadde a Giovanna e Pierina: in particolare, il fratello di Pierina all’epoca aveva 16 anni, ora ne ha un’ottantina, e ricorda con precisione l’odio e la follia di questi partigiani che si ergevano a giudici supremi di vita e di morte.
Una foto incorniciata è appesa al muro, in essa si vede Assunta Pierina, un viso bellissimo di una donna che ha sofferto uno strazio indicibile pur essendo come la sua amica Giovanna innocente da ogni colpa.
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.