[4-CAPW-POESI]S[/4-CAPW-POESI]trade bloccate, cortei minacciosi, frizioni e contrasti con le forze dell'ordine, petardi e slogan barricadieri: quando si cerca di ripristinare la legge sgomberando una sede abusivamente occupata da un centro sociale, la città è percorsa da una febbricola. È come se la malaria contratta negli Anni Settanta, nel periodo delle disubbidienze di massa e delle illegalità diffuse e tollerate sia destinata a non guarire mai del tutto, perpetuandosi in crisi ricorrenti. È successo ieri per via Conchetta, succederà ancora se realmente si vorranno eliminare le occupazioni abusive di aree e sedi pubbliche e private diventate zone franche della sinistra alternativa. Una sinistra che insegue testardamente il passato e non riconosce le regole fondamentali della civile convivenza. C'è un'altra sinistra, quella radicale (Prc e Sinistra critica, nel caso di ieri) che cerca di fare da raccordo fra le istituzioni e la variegata realtà dei movimenti e dei centri sociali. Lo fa inventando una validità sociale di gruppi e gruppuscoli abusivamente incistatisi in diverse aree, come se fossero una ricchezza «rivoluzionaria» della quale la città non potrebbe fare a meno. La verità è che da certe sedi, da certi insediamenti - dal Leoncavallo fino ai più recenti - sono sempre partiti manipoli di facinorosi che hanno reso più torbidi e violenti tumulti e manifestazioni di piazza. Per non parlare della contiguità di talune realtà abusive con formazioni vicine al terrorismo.
C'è un'imponente letteratura giudiziaria al riguardo, un'impressionante mole di carte processuali e rapporti: a metterli insieme, ad accatastarli, si ottiene un singolare monumento al lassismo che negli anni ha portato a considerare normali fenomeni intollerabili. Perché non sempre «carta canta».Quel morbo degli anni '70
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