Quelle procure già pronte al boicottaggio

Roma Aria di protesta, tra le toghe, contro le leggi sull’immigrazione e la politica dei respingimenti del governo. Di boicottaggio non si parla apertamente, ma i segnali ci sono.
Solo ieri due interviste hanno confermato che a sinistra ci si prepara a combattere con ogni mezzo la nuova linea voluta dalla maggioranza per arginare l’afflusso di clandestini. Dando una mano a quelle «gravissime disfunzioni» che l’Anm aveva previsto, per arrivare a quella «paralisi giustizia» annunciata dal Csm, mentre il pacchetto sicurezza veniva approvato dal Parlamento ad inizio estate.
Su La Stampa il procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, spiega che sono troppi i processi che il tribunale dovrà affrontare, mentre manca personale sufficiente e risorse. Per far fronte all’aumento di lavoro per la procura e la polizia giudiziaria e al «rischio di implosione dell’ufficio dei giudici di pace», Caselli ha stabilito con delle circolari le priorità: in pratica, si procederà per gli immigrati che hanno commesso altri reati e contestualmente sono stati denunciati per clandestinità, mentre quelli sui quali pesa solo il nuovo reato di ingresso clandestino saranno accantonati in attesa di vedere «se ci sono le risorse». In alternativa, si potrebbe contestare «la clandestinità come aggravante di altro reato», riducendo il lavoro con un unico processo.
Su La Repubblica, uno dei più accesi oppositori delle nuove norme, come l’aggiunto di Milano Armando Spataro, dice senza mezzi termini che il respingimento è «una procedura illegale che contrasta con le leggi italiane e con il diritto e le convenzioni internazionali». E, per bloccare appunto gli allontanamenti in mare degli immigrati, invoca l’intervento delle procure competenti di Agrigento o di Roma.
Spataro parla da Lampedusa, dove le toghe rosse di Magistratura democratica, Movimento per la Giustizia-Art.3 e magistrati europei del Medel hanno organizzato un convegno sul tema «La frontiera dei diritti, il diritto della frontiera». Messaggio? «I respingimenti sono ingiusti e inefficaci». Tra gli ospiti Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, che ha più volte attaccato il governo per la nuova politica. «L’introduzione del reato di immigrazione clandestina - dice Rita Sanlorenzo di Md -, fa passare nell’immaginario collettivo l’equazione immigrato-delinquente».
Ma il segnale che la protesta stava partendo l’ha dato pochi giorni fa il presidente del Tribunale minorile di Genova, al grido: «C’è un diritto legittimo di non eseguire un ordine illegittimo». Adriano Sansa ha scritto una lettera ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza, alle questure e alle capitanerie di porto delle 4 province liguri, avvertendo: «Le leggi nazionali e le convenzioni internazionali impongono, anche in presenza di eventuali diverse disposizioni, di salvaguardare l’interesse dei minori». Cioè, i bambini sui barconi devono essere soccorsi e mai respinti.
Non basta. Ci sono vari giudici che, appigliandosi a cavilli, già aggirano la legge per evitare condanne per clandestinità. Tutti elementi che rimettono in discussione il principio caro alla magistratura dell’obbligatorietà dell’azione penale e dimostrano che si traduce, il più delle volte, in discrezionalità. Le Procure stabiliscono delle priorità e così perseguono dei reati e non altri. Nel 1990 iniziò a Torino Vladimiro Zagrebelsky con una circolare; nel 2007, Marcello Maddalena nella stessa città ripetè l’operazione, tra le polemiche.
Sembra che ai magistrati non basti il ricorso alla Corte costituzionale per sollevare giustificate obiezioni. Le toghe in rivolta ne fecero 261 nel 2003 contro la Bossi-Fini e sul reato di clandestinità la prima è arrivata da Pesaro con la legge ancora fresca di stampa. È questa l’unica «obiezione di coscienza» prevista per i magistrati, lo ha riaffermato anche l’Anm quando papi e vescovi lanciavano appelli contro divorzio e aborto.

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