Adesso va bene tutto. Ma Mario Monti che usa le tesi populiste del No per spiegare perché voterà contro la riforma della giustizia mi sembra davvero, davvero troppo.
L’intervista a Giorgia Meloni a Quarta Repubblica dimostra che, oggettivante, la premier è l’unica che bisognerebbe mandare in tv per spiegare i motivi della riforma della giustizia. Sa come dire le cose in poco tempo, senza impappinarsi. Ha ragione lei nel sostenere che la sinistra e i suoi menestrelli la buttano sul fascismo e “la deriva illiberale” perché se entrassero nel merito della riforma dovrebbero ammettere che fino a poco tempo fa sostenevano, chi più chi meno, le stesse identiche cose. Solo che se la riforma la fa la destra, diventa subito sterco.
E guardate, in passato abbiamo già commesso l’errore che ora la sinistra vorrebbe farci compiere di nuovo. E lo dico anche se non tutti, a destra, possono vantare ciò che chi scrive può fare: ovvero di aver votato a favore anche alla riforma costituzionale portata avanti da Matteo Renzi, nonostante la poca simpatia per l’allora leader del Pd. Perché abolire il Senato sarebbe stato buono e giusto proprio come istituire il doppio Csm. Perché cancellare le Province sarebbe stato logico come la separazione delle carriere. Però allora, anche a destra, ci fu chi preferì mandare a casa Matteo anziché guardare avanti al bene di questo Paese. Non fate lo stesso errore.
E guardate che, Csm o meno, qui c’è in ballo la riformabilità (che brutto termine) dell’intero Stato. Se non modifichiamo oggi la Costituzione, che a torto vi continuano a ripetere essere “la migliore del mondo”, frase senza alcuna logica o ragion d’essere, allora non lo faremo mai più.
Non credo sia vero. Però questa storia della presunta omosessualità di Khamenei Jr, nuovo gran capo dell’Iran, è supenda. E io mi immagino i sorrisetti maligni durante il briefing degli 007 americani quando hanno dovuto raccontarlo a Trump.
Cari lettori, accontentatevi della versione breve (causa figlia di 8 mesi). Ci vediamo domani.