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Santanchè difesa dalla “vostra” Carta, l’affluenza non è stata “alta” e Meloni: quindi, oggi…

La richiesta di dimissioni di un ministro, le sparate di Bersani e il referendum

Santanchè difesa dalla “vostra” Carta, l’affluenza non è stata “alta” e Meloni: quindi, oggi…

- L’analisi del giorno dopo sul referendum mi fa sorridere. Meloni doveva fare. Il governo doveva fare. Non ci hanno capito. Abbiamo sbagliato. Macché, suvvia. Purtroppo il popolo vota e vota un po’ come gli pare: per antipatia, per paura, per la benza, per la guerra, per andar dietro a Gratteri, eccetera eccetera eccetera. Abbiamo perso, amen. Ma poi non venitevi a lamentare tra 10 o 15 anni che abbiamo ancora un sistema di autogoverno incapace di punire chi sbaglia, di correnti che si fanno la guerra per governare il Csm.

- E lo dico con cognizione di causa perché io, a differenza di molti altri, quando Renzi propose di ridurre i poteri del Senato, di abolire il Cnel e segare le Province, votai congiuntamente Sì. Infatti oggi, 10 anni dopo, ci lamentiamo ancora che le leggi devono viaggiare inutilmente tra Camera e Senato, costringendo il governo a ricorrere spessissimo alla mozione di fiducia. Ci lamentiamo della presenza inutile delle Province, svuotate di ogni senso ma ancora lì. E ci lamentiamo del Cnel, ente inutile eppure redivivo. Se sarò ancora vivo, vi aspetto al varco.

- La verità è che purtroppo ha vinto ancora la retorica della “Costituzione più bella del mondo”: un falso storico abnorme, una Carta concepita 80 anni fa da catto-comunisti che uscivano da una dittatura, una Costituzione eccessivamente prescrittiva, troppo rigida, incapace di stare al passo coi tempi e che disegna un sistema giudiziario che, dalla riforma Vassalli in poi, non ha più senso di esistere. Vi piace ‘sto totem? Tenetevelo. Io conservo e alimento il sogno che un bel giorno la stracceremo in larga parte e la riscriveremo, adattandola allo spirito dei tempi.

- L’analisi tecnica migliore del voto la fa Nando Pagnoncelli sul Corriere, che evidenzia come l’ago della bilancia sia stata la fetta di elettori che non hanno votato alle ultime elezioni e che invece per il referendum si sono mobilitati. Bene. Ma il dettaglio più interessante è un altro: ovvero che quelle stesse persone che hanno scelto il No e hanno alzato le chiappe dalla sedia per andare al seggio hanno anche spiegato ai sondaggisti che loro non si sentono rappresentati da nessuno e che — se chiamati a eleggere il Parlamento — resteranno comunque a casa. Quindi? Quindi il Sì, cioè i partiti di centrodestra, hanno raccolto 12 milioni di voti (gli stessi che, in buona sostanza, hanno permesso a Meloni di andare al governo). Mentre la sinistra si trova con un ipotetico pacchetto di preferenze tutte da conquistare. Buona fortuna.

- Adesso che abbiamo scongiurato, col No, la nascita del “superpoliziotto pm” con carriera separata e Csm a parte, già mi vedo frotte di pubblici ministeri a cercare le prove a discolpa dell’imputato e dell’indagato. Sì, certo, come no.

- Ah, comunque, a parte i balletti con “Bella ciao” e quelli contro la magistrata Annalisa Imparato, vorrei farvi notare che nelle aule dei tribunali, pm e giudici hanno atteso insieme (INSIEME!) l’esito del referendum. Si sono abbracciati. Poi domani si troveranno in aula con uno (il giudice) che dovrà valutare le prove contro l’imputato trovate dall’altro (il pm). Mala tempora currunt.

- Io purtroppo torno a quell’intervento di Bersani e vedo un futuro davvero fosco. L’ex leader del Pd spiegava chiaramente che quello che vogliono loro è una magistratura che abbia idee, che interpreti la Costituzione e che intervenga lì dove la politica non vuole intervenire. Cioè faccia leggi che i rappresentanti del popolo non intendono scrivere. Tipo? Tipo il fine vita. Oppure le adozioni alle famiglie omosessuali. Eccetera eccetera eccetera. Non voglio qui parlare del merito di questi temi, chi se ne frega. Ma se il popolo elegge i propri rappresentanti con un programma elettorale che NON prevede una legge sul fine vita, bisogna accettarlo. Non si può sperare che i giudici intervengano per rendere la legge “armoniosa” all’idea che loro si sono fatti del volere della Carta. È un ragionamento che mette paura. Paura.

- Provate a immaginare cosa avrebbero detto se il Sì avesse trionfato all’83% a Scampia. Provate a immaginare.

- Io li voglio vedere tutti questi fenomeni che oggi sono in un brodo di giuggiole per l’affluenza alta al referendum, la democrazia che sta ancora a cuore ai cittadini, eccetera eccetera eccetera. Però, signori miei: ma vi ricordate cosa scrivevate nel 2022 quando l’affluenza fu al 64% in occasione delle politiche, quindi più di quanto sia successo ieri? Qualche titolo a caso: “L’affluenza alle elezioni è stata del 64 per cento, la più bassa della storia repubblicana” (Il Post); “Affluenza elezioni 2022: alle 23 ha votato il 63,95%: è il dato più basso di sempre. Un crollo del 9% rispetto al 2018” (Repubblica); “In Italia nel 2022 uno dei maggiori cali dell’affluenza in Europa occidentale” (Centro italiano studi elettorali); “Elezioni 2022, affluenza ai minimi storici” (La Stampa). Inoltre, vi ricordo che al referendum del 2016 contro Renzi andò a votare il 65,5% degli aventi diritto alla fine, dunque più di quanti si siano presentati ieri per bocciare la riforma della Meloni. E non torno indietro nel tempo, tra politiche e referendum, perché il confronto sarebbe impietoso (per il divorzio, per dire, votò l’87,7%). Insomma, a me questo 59% non sembra poi un granché: vuol sempre dire che il 41% se n’è beatamente fregato.

- Il genio del male è comunque Elkann, che ha rilasciato il comunicato sulla vendita di Gedi e Repubblica mentre i suoi giornalisti erano impegnati a raccontare il referendum. Per fare i soldi bisogna proprio fregarsene delle apparenze.

- Renzi sostiene che per Meloni sia iniziata la curva della perdita di consenso. Lui. Lo dice lui. E fa già ridere così.

- Conosco Andrea Delmastro ed escludo che abbia scientemente voluto mettere su una società con un prestanome della mafia. Sono sincero. Però — dico però — in politica certi errori si pagano. Ed è giusto che abbia rassegnato le dimissioni.

- Mi sorprende che Giorgia Meloni abbia chiesto le dimissioni di Daniela Santanchè? Sì e no. È una mossa clamorosa, ovviamente, soprattutto perché resa plasticamente pubblica, come a costringere il ministro ad andarsene di fronte alle sue resistenze. Ma è nel pieno stile di Giorgia Meloni, che sa di avere dalla sua il 30% delle preferenze e non intende farsi logorare da chi è troppo in bilico per galleggiare insieme all’esecutivo. Giorgia è una che i rami secchi li taglia, prima che possano ammalare il resto della pianta.

- Comunque, voi che vi

opponete a ogni riforma costituzionale, pensate a questa follia qui: Meloni non ha più fiducia nel suo ministro, ma non può costringerlo alle dimissioni. Deve essere lui a lasciare. Pensate che follia: grazie, padri costituenti.

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