Un uno-due micidiale. Sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti, ex consigliere regionale lombarda, era piombato mercoledì il comunicato della Procura generale di Milano che smantellava pezzo per pezzo la ricostruzione della vicenda da parte del Fatto quotidiano. Ieri arriva la botta finale, dalla fonte più alta possibile: il presidente della Repubblica. Sergio Mattarella, firmatario della grazia alla Minetti, fa sua per intero la ricostruzione del procuratore generale di Milano Francesca Nanni, inoltratagli dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Non ci furono trattamenti di favore, non ci sono scenari inquietanti di corruzione, omicidi, feste a luce rossa. La grazia alla Minetti è confermata, scrive il Quirinale: «Non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». Fine dello scandalo? Il direttore Marco Travaglio in serata annuncia una querela per diffamazione proprio contro la Nanni.
Mattarella aveva accolto la richiesta della Minetti, evitandole di scontare in affidamento ai servizi sociali due condanne per peculato e induzione alla prostituzione, il 18 febbraio scorso. Il provvedimento di clemenza non era stato reso noto, e quando l'11 aprile la notizia era stata divulgata da «Mi manda Rai3», il Fatto aveva lanciato una dura campagna di stampa, in cui tra l'altro si definiva il provvedimento di Mattarella una «grazia segreta». Anche su questo punto si concentra la replica di ieri del presidente: «Per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione». Esattamente la stessa linea è stata tenuta nella procedura per la Minetti, visto che la richiesta di grazia era motivata proprio dalle necessità di cure del bambino adottato insieme al compagno Giuseppe Cipriani. Mattarella spiega che da quando è stato rieletto presidente «sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione».
Il presidente rivendica la scelta di avere preteso il 27 aprile, dopo i primi articoli del Fatto, un supplemento di istruttoria, chiedendo a Nordio «di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa». Il risultato è stata la relazione, ben più ampia e dettagliata di quanto reso noto finora, destinata dal procuratore Nanni al Quirinale. All'interno vi è tutta la documentazione, compresi gli interrogatori compiuti dai carabinieri in Italia a una serie di frequentatori del ranch di Cipriani in Uruguay, e altri interrogatori realizzati sul posto dall'Interpol. Ci sono le carte della procedura di affidamento del bambino malato alla coppia. C'è la documentazione medica raccolta negli ospedali americani e italiani dove il piccolo è stato in cura. Il fascicolo è stato esaminato in profondità dallo staff legale di Mattarella, guidato dal consigliere giuridico Stefano Erbani. La conclusione è stata netta, la relazione della Nanni non lascia buchi neri nella vicenda: e non a caso il Presidente, nel suo comunicato, ribadisce la «fiducia nella magistratura».
E chiude con una dichiarazione d'orgoglio: «Da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia»